Dopo aver a lungo preconizzato un dollaro sopra la parità con l’euro e non vedendolo sfiorare quella soglia nemmeno al culmine dell’euforia per Trump, Goldman Sachs è tornata a più miti consigli. Qualche giorno fa ha consigliato i propri clienti di chiudere le posizioni al rialzo sul biglietto verde perché le cose sarebbero «cambiate»: la crescita che pareva solo americana è diventata globale, al presidente Donald Trump non piace una valuta troppo forte e la Fed sembra adesso meno falco, ossia meno aggressiva nell’alzare i tassi d’interesse.
Si può osservare che il miglioramento delle condizioni economiche in Cina, Giappone, e soprattutto Europa, non è un fenomeno del mese scorso, poiché è in atto da quasi un semestre; che l’insofferenza di Trump per il dollaro forte non è una novità, dacché...