mercoledì 9 novembre 2016

Rischi sulla lira turca?

Il Governo di Ankara non vuole altri ribassi e la Banca centrale ha interrotto i tagli Il cambio ne risente La lira turca scivola sempre più in basso schiacciata da una lunga serie di fattori negativi per l’economia del paese. Solo nell’ultimo mese il deprezzamento è stato di circa il 3% nei confronti dell’euro e di oltre il 4% sul dollaro aggiornando ripetutamente record storici al ribasso. Il cambio con il dollaro risulta peggiorativo anche rispetto ai giorni immediatamente seguiti al tentato golpe di luglio ad Ankara. Nella scia della moneta la Borsa di Istanbul rimane una delle più deboli tra quelle emergenti mentre il rendimento dei titoli di Stato decennali hanno superato il 10%.

Contrariamente alle attese giovedì scorso la Banca centrale turca è stata quindi costretta a interrompere la sequenza di ribassi del costo del denaro che durava dallo scorso marzo e ad annunciare il suo impegno nel sostegno alla moneta. Come tutti i Paesi emergenti la Turchia soffre la prospettiva di un’inversione di rotta nelle politiche della Federal Reserve. Il rafforzamento del dollaro infatti tende a drenare capitali da queste aree e complica la vita alle aziende del posto che spesso si indebitano in dollari piuttosto che in valuta locale. In quest’ottica l’economia di Ankara, molto dipendente dagli investimenti esteri e con una bilancia dei pagamenti in forte deficit, è quindi costretta a fare i conti con forze al di fuori del suo controllo.

Ma c’è di più. Dopo il fallito colpo di Stato dello scorso luglio, sul Paese si è abbattuta la “purga” del presidente Recep Tayyip Erdogan che sta colpendo chiunque abbia legami, o sia sospettato di averne, con Fethullah Gulen, predicatore turco rifugiato dal 1999 negli Stati Uniti e ritenuto da Erdogan il mandante del tentato golpe. La rete dei gulenisti occupa posizioni chiave in tutti i settori del Paese, dall’esercito alla magistratura fino all’istruzione e all’imprenditoria. Già 115mila persone sono finite sotto inchiesta e licenziate, di queste 32mile sono in carcere. L’operazione di “pulizia” potrebbe spingersi anche al sequestro di proprietà. I precedenti non mancano: nel 2015 Bank Asya fu sequestrata solo perché appartenente a un oppositore del presidente. Erdogan sta cercando di spingere la riforma costituzionale che ne rafforzerebbe ulteriormente il potere. Questo vacillare dello stato di diritto, con l’indebolimento dello stato di diritto è probabilmente ciò che più intimorisce gli investitori esteri.

Il clima di forte incertezza politico-istituzionale è stato rimarcato anche dalle agenzie di rating Moody’s e Standard and Poor’s che dopo il tentativo di golpe hanno entrambe ridotto il loro giudizio di rating a livello “junk”, ossia un investimento di natura speculativa, suscitando le ire del presidente Erdogan. Sulle casse di Ankara iniziano a pesare anche i costi della guerra in Siria e l’estate ha fatto registrare un drastico calo delle presenze turistiche. Il Fondo monetario internazionale ha limato da + 3,3 a 3% la sua stima sulla crescita del Pil nel 2016.

Come sottolinea Michel Wiskirski, analista azionario Emergenti di Carmignac, «la Turchia rimane dipendente da capitali esterni nella misura di quasi il 4% del Pil. Questi finanziamenti sono però sempre più volatili. Il Paese sta diventando meno attrattivo anche a causa di condizioni fiscali che stanno diventando meno favorevoli rispetto al passato». Difficile decifrare le future mosse della Banca centrale turca sulla cui piena indipendenza dall’Esecutivo è lecito nutrire qualche sospetto. Lo stop alla sequenza di riduzione del costo del denaro deciso giovedì 20 ottobre deve confrontarsi con le pressioni del Governo per il mantenimento di politiche monetarie espansive. Mesi fa si è spinto fino a definire “traditore” chiunque si opponga a una riduzione dei tassi. Un’ingerenza che è alla base del cambio al vertice della banca avvenuto lo scorso maggio.

«Se in generale i banchieri dei mercati emergenti stanno attuando una politica monetaria ortodossa, combattendo l’inflazione e stabilizzandone le aspettative con un certo successo, la Banca centrale di Ankara non lo sta ancora facendo», rimarca ancora Wiskirski. «Prima di giovedì la Banca centrale turca aveva anzi tagliato i tassi in modo aggressivo per stimolare un modello di crescita del consumo guidato dal credito che però la Turchia non può permettersi per sempre», continua l’analista di Carmignac che conclude «il continuo allentamento fiscale e monetario accompagnato dall’incertezza politica non sembrano fornire sostegno a una valuta strutturalmente molto fragile».

lunedì 7 novembre 2016

Attenzione ai consigli Forex su Facebook

Verifiche sui «social» per accertare attività di investimento illecite Anche da Facebook, il noto social media, prendono le mosse le verifiche e gli accertamenti della Consob sulle attività di abusivismo finanziario che si muovono sul mercato. E così l’authority di vigilanza ha scoperto che un broker italo-svizzero, proprio su Facebook, si presentava sul mercato come «Trader e Forex & commodities professionista» dichiarando di svolgere l’attività di gestore di patrimoni. Lo faceva asserendo di proporre operazioni online sul mercato del Forex (valute e commodities) attraverso la propria fiduciaria con base in Svizzera consistenti in un ventaglio di opzioni online.

Un esempio: 1) Una gestione «advisor/trader degli account» aperti dai clienti con capitale minimo 100mila euro con la suddivisione del 50% dei guadagni che realizzerebbe; 2) una redditività pari al 30% annua sul capitale gestito garantito con fidejussione bancaria emessa da (...) o da (...) con scadenza a 365 giorni a prima richiesta sia del capitale sia della redditività. Il trader poi prospettava performance mensili variabili dal 60% al 90% del capitale gestito e dichiarava che “attualmente” starebbe gestendo patrimoni per complessivi 20 milioni di euro. A quel punto la Consob ha deciso di intervenire inviando al trader un “richiamo d’attenzione” seguito da un’analoga comunicazione. Alle due comunicazioni il trader, scoperto, ha risposto alla Consob via mail dichiarando di «non svolgere alcuna attività di trader con denaro reale».

Ulteriori comunicazioni via posta elettronica hanno portato il trader a dichiarare che i contenuti pubblicati nelle pagine web a lui riconducibili sarebbero stati “opera di fantasia” e di non essere mai stato contattato da «nessun soggetto per eventuali servizi». Ma ulteriori accertamenti hanno permesso di accertare che, in realtà, il servizio veniva davvero offerto ai clienti. Risultato: 50mila euro di sanzione.

mercoledì 2 novembre 2016

Presidenziali Usa, puntare sul dollaro?

Neppure un risultato shock alle presidenziali cambiano il corso della valuta influenzata solo dal rialzo dei tassi A interrompere l’andatura forte del dollaro, indisturbata da mesi tra piccoli rallentamenti e rincorse improvvise, basterebbe uno shock esterno come il risultato delle presidenziali americane? Secondo molti osservatori l’effetto è incerto e timido. Alcuni sostengono che una vittoria di Trump potrebbe portare a flussi verso il dollaro in cerca di riparo. «Personalmente dubito che la vittoria di uno o dell’altro dei candidati possa modificare il corso della valuta - risponde Joachim Corbach, responsabile valute e materie prime di GAM - Fino a questo momento, l’unica valuta che sembra essere veramente influenzata dal risultato elettorale è il peso messicano». Secondo molti osservatori è più probabile che il cambio euro/dollaro rimarrà vicino agli attuali livelli, indipendentemente da quale sarà il risultato delle urne. La ragione? Il mercato in questo momento sta scontando il rialzo dei tassi di interesse americani, atteso in dicembre.

 «Da più di un anno sosteniamo che, se la Fed si muoverà, lo farà in dicembre - spiega Matteo Paganini, chief analyst di FXCM - quindi secondo noi oggi il mercato sta scontando questo possibile rialzo dei tassi. In virtù di questo mi aspetto nelle prossime due o tre settimane un allungo del dollaro su tutte le valute per poi salire in modo strutturale e raggiungere un rapporto euro dollaro tra 1.04/1.05».

Secondo Paganini, se il dollaro dovesse raggiungere questo livello prima di novembre, non si esclude un ulteriore rialzo valutario «ma non eccessivo - aggiunge l’esperto - perché per l’economia Usa il dollaro forte è un fattore neutro se resta nella fascia tra 1,05 e 1,15. A questi livelli non crea problemi nè all’export (in realtà l’economia è sostenuta soprattutto dalla domanda interna) nè all’approvigionamento di materie prime». Guardando al rapporto con le altre valute, se al momento il rally sulle materie prime favorisce il dollaro canadese e quello austrialiano, decisamente più forti di quello americano, il rapporto con lo yuan risente della pressione della Banca centrale cinese che continua a svalutare lo valuta nazionale per favorire l’export cinese. E il rapporto con la valuta nipponica? I futuro del cross dollaro/yen dipende più dalla valuta nipponica che dal biglietto verde.

Le ultime misure della BoJ hanno destato confusione. Alcuni analisti le hanno perfino interpretate come restrittive. Corbach, però, non è d’accordo con questa tesi: «Le misure sono radicali - spiega. - L’unica domanda da porsi è quanto siano credibili. In particolar modo sembra mancare di attinenza alla realtà, l’annuncio di voler permettere che l’inflazione superi il target del 2% mentre la Banca Centrale nipponica non riesce nemmeno a portarla in maniera sufficiente al di sopra dello zero». Infine, merita una riflessione il rapporto tra dollaro e sterlina. «La valuta britannica - conclude Paganini - rispetto al dollaro potrebbe perdere ancora rispetto ai valori attuali e arrivare sotto i minini raggiunti quest’anno». Insomma, non è ancora arrivato il momento di comprare sterlina perché l’effetto brexit e il rafforzamento dollaro potrebbero non aver finito il loro effetto.

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domenica 16 ottobre 2016

Previsioni dollaro Usa e elezioni presidenziali

Questa settimana, gli operatori del forex, hanno assaggiato l’antipasto di quello che potrebbe succedere con il prossimo rialzo tassi della Federal Reserve. Già nella seduta di martedì scorso, l’euro/ dollaro ha una registrato una discesa importante, nonostante la pubblicazione delle minute della Fed fosse calendarizzata per il giorno seguente. Gli operatori hanno scommesso che il tempo per un rialzo dei tassi è ormai maturo.

Previsioni, poi, confermate anche dai verbali della banca centrale americana, dove è emerso che molti membri considerano opportuno aumentare il costo del denaro «relativamente presto ». Nell’ultimo incontro del direttivo della banca centrale americana è infatti emerso che tre votanti (contro cinque) erano favorevoli a un rialzo già durante quell'incontro. Erano cinque anni che non capitava un ratio di questo tipo. Musica per le orecchie degli shortisti che non vedono l’ora di uscire dalla stretta lateralità in essere da marzo scorso, che vede come supporto inferiore quota 1,0950 dollari (mentre quello superiore si trova a circa 1,15 dollari).

È ancora prematuro battezzare nel brevissimo periodo la discesa al di sotto del supporto ma sembra oramai chiaro che se non rompe nelle primissime sedute della settimana prossima è solo perché bisogna ritestare la rottura del supporto statico (ora diventato resistenza) a 1,1120 dollari. Il primo target ribassista oltre il supporto di 1,0950 dollari, risulta essere il minimo relativo d’inizio marzo a 1,0825 dollari, ma è tuttavia quota 1,0750 dollari a rappresentare il vero obiettivo dei forex trader. Vista la lateralità «allargata» in essere dal gennaio 2015 è comunque improbabile che questo target venga raggiunto con il primo rialzo dei tassi della Fed, considerata anche l’incongnita rappresentata dalle elezioni presidenziali americane del prossimo 8 novembre.

Con una vittoria della candidata democratica Hillary Clinton i piani della banca centrale non dovrebbero cambiare, mentre non sono chiari quali potrebbero essere gli scenari di breve/medio periodo in caso di vittoria del candidato repubblicano Donald Trump, considerato che non ha mai lesinato commenti al vetriolo sull’operato della Yellen.

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giovedì 8 settembre 2016

Tassazione Forex e opzioni binarie - novità 2016

Sono deducibili le minusvalenze derivanti da operazioni finanziarie sul mercato Forex e da opzioni binarie effettuate con broker internazionali attraverso piattaforme on line. In caso di opzione per il regime di risparmio amministrato, i broker esteri non rientrano tra i soggetti che possono agire come sostituti d’imposta in Italia.

Il contribuente, pertanto, deve dichiarare nel modello Unico i redditi derivanti da quei rapporti. Così si è espressa l’Agenzia delle entrate nella risoluzione 71/E del 1° settembre 2016, in risposta all’interpello di un contribuente che ha subito delle perdite a seguito di investimenti in operazioni finanziarie sul mercato Foreign Exchange Market e in opzioni binarie, presso broker internazionali, localizzati sia nell’area Ue (Cipro, Londra) sia in aree a fiscalità privilegiata (Seychelles e Nevis), attraverso piattaforme online.

L’Agenzia, si legge su Fiscooggi, la rivista telematica dell’amministrazione finanziaria, ribadito quanto già detto nel 2011 per i contratti conclusi sul mercato Forex, ritiene che anche i redditi derivanti dalle opzioni binarie - alla luce di quanto chiarito dalla Consob e dalla Commissione europea nel 2012 - vadano inquadrati tra i redditi diversi ex articolo 67, comma 1, lettera c-quater, del Tuir, soggetti, qualora percepiti da persona fisica non esercente attività d’impresa, a imposta sostitutiva del 26 per cento. Per entrambe le fattispecie (operazioni finanziarie sul mercato Forex e opzioni binarie), l’imponibile è rappresentato «dalla somma algebrica dei differenziali positivi o negativi, nonché degli altri proventi od oneri, percepiti o sostenuti, in relazione a ciascuno dei rapporti ivi indicati» (articolo 68, comma 8, Tuir).

Come dichiarare plusvalenze e minusvalenze Forex

I redditi in questione devono essere indicati nel quadro RT del modello Unico - Persone fisiche, dove andrà autoliquidata l’eventuale imposta dovuta. Se dal quadro RT risulta un’eccedenza di minusvalenze, la stessa potrà essere portata in deduzione delle plusvalenze realizzate nelle quattro annualità successive.

Mentre consigliamo di operare sul mercato Forex (ma con attenzione e utilizzando brokers affidabili e convenienti come ETX), non consigliamo invece le opzioni binarie, che sono una pura scommessa finanziaria.

Ricordiamo che quando si utilizzano brokers o intermediari esteri (praticamente tutti quelli che offrono il Forex online) oltre che ai guadagni, occorre dichiarare anche i capitali sui conti trading. Consigliamo perciò di farsi supportate da un commercialista o meglio (visto che non è poi così difficile) leggere questa guida per la dichiarazione fiscale Forex.

lunedì 29 agosto 2016

Previsioni sterlina per fine 2016

Il cambio sterlina contro dollaro americano si candida a essere operativamente il protagonista delle prossime sedute di trading. Il cable si trova in un punto tecnico molto delicato, che può creare un’opportunità molto interessante in ottica di rischio e rendimento. Durante la settimana appena trascorsa, il cambio sterlina/dollaro, spinto dai buoni dati macroeconomici, ha raggiunto una trend line ribassista (partita con il massimo relativo del 15 luglio a 1,3481) che delinea superiormente un triangolo.

La figura tecnica è invece delineata, nella parte inferiore, dalla trend line rialzista partita dal minimo relativo del 6 luglio 2016 a 1,2796 dollari. La figura del triangolo, se si prende un orizzonte temporale giornaliero, sembra essere il pattern che sta dominando nel breve periodo, dopo che il doppio minimo registrato tra il 12 luglio e l’8 agosto ha raggiunto il suo target ribassista, con il raggiungimento del minimo del 16 agosto a 1,2866 dollari. Tecnicamente, non è ancora stata ritestata la rottura dell’enorme supporto (trentennale) di quota 1,3750/1,3850 dollari, infranto a seguito del movimento ribassista causato della Brexit, e che ha portato al minimo del 6 luglio 2016 a 1,2796 dollari base di partenza del nostro triangolo.

La vera domanda che si pongono i forex traders è: quando si uscirà dal triangolo? Alcuni analisti pensano che la rottura ci possa già essere durante la prossima settimana, complici dei dati macroeconomici favorevoli (fiducia dei consumatori, indice direttori settore manifatturiero e costruzioni), come quelli registrati nel corso della settimana appena passata, e una Federal Reserve che ancora non sa bene cosa fare del suo tasso d’interesse. Altri analisti, invece, sostengono che dovrà esserci un’altra gamba ribassista che raggiunga nuovamente il lato inferiore del triangolo (più o meno in area 1,2910/1,2930 dollari) per poi partire con una fase rialzista che sarà in grado di perforare al rialzo il famoso triangolo.

Facciamo ora attenzione alla finezza tecnica: per calcolare il target di sviluppo della rottura di un triangolo, bisogna prendere in considerazione praticamente la lunghezza della base del triangolo per poi riprodurla perpendicolarmente sul punto di rottura. Praticamente, nel nostro caso, la lunghezza tra il minimo del 6 luglio e la proiezione perpendicolare che incrocia la trend line ribassista, che delinea la parte superiore del triangolo, è di circa 700 punti (1,35-1,28 = 0,07).

Nell’ipotesi che la rottura ci sia già la prossima, più o meno in area 1,3250 dollari, il target sarà dunque a quota 1,3950/1,40 dollari, proprio a ridosso dei minimi relativi segnati nei mesi di marzo, aprile e giugno. Se per contro, sono del parere che ci dovrà essere un’altra fase ribassista, la rottura rialzista del triangolo potrebbe arrivare in area 1,3150 il che proietterebbe il target verso 1,3850 dollari, guarda caso sul preciso pullback della rottura del famoso supporto trentennale. I livelli sono sicuramente ampi ma non bisogna dimenticare che si sta vivendo una fase di notevole volatilità.

lunedì 8 agosto 2016

Strategie intraday nel Forex

Oltre alla possibilità di lavorare sui breakout di livelli statici e dinamici, che prevedono un’operatività di tipo contrarian all’interno di fasi laterali o di tipo trend-following durante fasi direzionali , vogliamo concentrarci oggi sui potenziali metodi di individuazione di rally di brevissimo periodo, da poter sfruttare all’interno della giornata di trading. Quando i mercati erano correlati l’individuazione di questi rally era semplice, ora che i mercati mostrano andamenti contrastanti, occorre essere bravi nell’individuazione di possibilità di investimento sul breve termine.

Gli unici momenti in cui ora è possibile effettuare ragionamenti del genere è quando i mercati si muovono in maniera concertata o a favore del rischio e contro di esso. Il primo fattore da tenere sott’occhio è il Dollar Index, che mostra la forza o la debolezza del dollaro, valuta di riferimento del sistema mondiale.

Quando il dollaro viene venduto globalmente è plausibile assistere a salite di commodity, Borse e valute che presentano tassi di rendimento maggiori del green back, viceversa, quando i dollari vengono acquistati, le altre attività finanziarie si muovono a ribasso. La furbizia sta nel capire se i dollari si stanno muovendo nello stesso senso contro tutto (Usd-Jpy a parte, ma qui servirebbe troppo spazio per ragionare sul perché) e di operare sugli strumenti che sono in ritardo.

Broker consigliato per il 2016

ETX, intermediario di Londra che per lo sbarco in Italia offre condizioni molto competitive (bonus fino a 5.000 dollari, spread ridotti, esempio minimo 0,7 sulla coppia eur/usd). Ti consigliamo di provarlo perché ovviamente solo i primi in Italia avranno queste condizioni, una volta assestato proporrà ai nuovi condizioni più in linea con il mercato. Sito Etx in italiano