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martedì 11 gennaio 2022
Lira turca in caduta libera. Previsioni 2022
13:39
Mirko
È stato un anno a dir poco folle per
la lira turca il 2021. Basta dare un
occhio al cambio dell’euro contro la
divisa di Ankara, passato da 9 di inizio
gennaio fino a un picco di 18 prima
di chiudere l’anno in area 14.
Una pesantissima svalutazione che
ha colpito duramente i possessori di
bond in lire turche, particolarmente
gettonati anche in Italia per le elevate
cedole gli emittenti di alto merito
creditizio.
«Analizzando - spiega Stefano
Meo di Skipper Informatica - un
ipotetico portafoglio di un investitore
che a inizio 2021 abbia voluto
impiegare 100.000 euro in parti
uguali nell’acquisto di bond in lire
turche, quindi 10.000 euro per
ognuno, pari al cambio di allora a
90.580 lire turche, è possibile valutare
la portata della perdita conseguita.
La performance annuale lorda
di questo portafoglio è pari addirittura
al -38,42%, con una perdita
in concreto di oltre 38.000 euro. Tra
le singole performance, spiccano in
negativo il titolo Bers zero coupon
scadenza marzo 2025 e la Bei febbraio
2027 rispettivamente del
-50,15% e -52,45%».
Che si tratti di una vera beffa per
l’investitore lo si evince anche dal
fatto che il cosiddetto “rischio
emittente” era in questo caso praticamente
inesistente, trattandosi
di solidissimi istituti internazionali.
Le perdite (che si materializvendita) sono imputabili solo alla
valuta.
«In questo scenario negativo
- continua Meo - risulta altamente
pericoloso analizzare i rendimenti
futuri. Prendiamo ad
esempio il titolo Birs con cedola
annuale del 12% che scade tra poco
più di un anno, il 15 marzo 2023:
un rendimento di oltre il 27% farebbe
incredibilmente gola a qualsiasi
investitore. Tuttavia basterebbe
un calo del cambio della lira
turca sull’euro di un 25% da oggi
alla scadenza del titolo, tornando
quindi ai valori già toccati a metà
dicembre, per ottenere una performance
annua nettamente inferiore
e di poco più del 2 per cento».
L’inflazione volata alle stelle (oltre
il 30%) accompagnata dal taglio
dei tassi di riferimento della banca
centrale turca hanno rappresentato
una miscela esplosiva. «Quello che
deve preoccupare - spiega Stefano
Gianti, analista Swissquote - è più
che altro la perdita di competitività
della Turchia, che è passata dal
Rimborsi Fir. Bocciatura
senza appello per chi
inciampa sul patrimonio
Tornano in gioco
coloro che avevano
presentato domanda
incompleta
Perdite a due cifre per i bond in lira turca
16esimo al 21esimo posto mondiale,
in un momento dove la congiuntura
globale rimane ovviamente sfavorevole.
La fiducia dei consumatori
è precipitata ai minimi storici.
Spaventa
la forte ascesa dei prezzi, in
un contesto dove l’economia non
viene gestita seguendo modelli
classici ma più che altro esperimenti.
Positivo comunque il fatto che le
audaci e senza precedenti manovre
dicembrine di Erdogan siano state
accolte bene dai mercati, con la lira
turca che oltre ad aver tamponato il
bagno di sangue, ha riguadagnato
molto sui mercati».
Quanto potrà durare questo rimbalzo?
E soprattutto ci sono segnali
incoraggianti per gli investitori?. Al
momento il parere degli analisti è
improntato alla massima prudenza.
«Una delle misure - aggiunge Gianti
- maggiormente divulgate a livello
mediatico, che include la garanzia
del governo per compensare la perdita
di interessi dovuta al deprezzamento
della lira, dovrebbe essere
presa con le pinze poiché quest’ultima
difficilmente convincerà gli investitori
a correre il rischio di sedersi
sulla lira traballante, e non pensiamo
avrà un impatto rilevante.
Per l’immediato futuro l’inflazione
è la chiave. La Turchia vedrà inevitabilmente
salire il livello dei prezzi
del 25-30% nei prossimi mesi, mentre
la banca centrale farà di tutto per
mantenere bassi i tassi di interesse.
La tolleranza del mercato per la politica
dei tassi bassi non sarà infinita
e il vento potrebbe rapidamente
cambiare direzione»
domenica 9 gennaio 2022
Previsioni dollaro per il 2022
09:00
Mirko
Le banche centrali si muovono e il
mercato dei cambi si riassesta
Le maggiori autorità monetarie
del globo, infatti, stanno per abbassare
le difese contro la crisi
economica con il ritiro degli stimoli
eccezionali, messi in campo
per contrastare gli effetti della
pandemia. Da un punto di vista
opposto, si può dire che stanno per
alzare le paratie contro l’inflazione:
il rincaro dei prezzi causato
dalla ripresa sarà anche transitorio,
ma rischia di innescare una
spirale difficile da controllare.
Le monete più gettonate dagli
investitori sono proprio quelle
spinte dalle prospettive di un rialzo
dei tassi di interesse, che rende
più appetibile l’investimento nelle
attività finanziarie in quella divisa. Dollaro in testa
Politiche della FED
Il biglietto verde nell’ultimo anno
ha guadagnato su molte valute: l’indice
che ne sintetizza il valore contro
euro, sterlina, yen, dollaro canadese,
corona svedese e franco svizzero
è salito del 7% da inizio 2021.
Contro euro si è rafforzato di oltre
l’8%. I verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve Usa mettono
nero su bianco non soltanto il rialzo
dei tassi di interesse, ma un possibile
drenaggio di liquidità dal mercato
per fermare l’inflazione. A tutto
vantaggio del dollaro.
Secondo Jeffrey Cleveland, chief
economist di Payden & Rygel, il dollaro
rimarrà uno standard globale,
almeno finché una valuta digitale
sicura e fruibile non scalzerà il suo
dominio, un’ipotesi che lo stesso
Cleveland definisce intrigante.
L’economista afferma che per il
momento gli investitori continuano
a richiedere dollari, tornati al ruolo
di bene rifugio con la pandemia; anche
perché gli Stati Uniti si sono
conquistati il ruolo di leader dell’innovazione
e offrono asset sicuri e liquidi,
oltre che un sistema legale affidabile.
Prova ne sarebbe che il dollaro
resta una valuta globale, preferita
da molti investitori e da molti
Paesi alla propria per prestiti, investimenti
e riserve.
Dollaro contro tutti
Anche gli economisti di Pictet A.M.
prevedono che la fase di rafforzamento
del dollaro duri ancora per
un po’ nei confronti di diverse divise,
anche se i guadagni potrebbero
essere limitati da una valutazione
già elevata e da un posizionamento
eccessivamente rialzista da parte
degli investitori. Sulla sterlina in
particolare, a dispetto del primo
rialzo dei tassi della Bank of England
lo scorso dicembre, peserebbero
i problemi di approvvigionamento
che frenano l’economia. La maggior parte delle valute, infine,
non godrebbe del sostegno macroeconomico
per contrapporsi alla
forza del dollaro.
Non solo tassi
Anche la Banca centrale europea si
è mostrata più aggressiva, ma la divergenza
con la Fed sarà evidenziata
con un probabile prolungamento
del piano ordinario di aiuti dopo la
fine di quello anti-pandemico.
Il vantaggio del dollaro sull’euro
non sarebbe, comunque, dovuto
soltanto alle divergenze sui tassi di
interesse.
Peter Kinsella, global
head of Forex Strategy di Union
Bancaire Privée, rammenta che le
esportazioni dell’Eurozona verso la
Cina (il doppio di quelle degli Usa)
e il surplus delle partite correnti Ue
sono il fattore strutturale a supporto
della moneta unica, che verrà
meno in caso di rallentamento dell’economia
cinese: se la Cina frena,
l’euro patirà più del dollaro.
L’aggressività della Fed rappresenta
però anche il principale rischio di
un cambio euro-dollaro sbilanciato
a favore del biglietto verde: «Pensiamo
- spiega Kinsella - che il rischio
principale sia che la Fed non
aumenti i tassi in linea con le aspettative
del mercato. Per l’euro, non ci
aspettiamo che le dinamiche di crescita
dell’Eurozona sorprendano al
rialzo e, allo stesso modo, pensiamo
che un rialzo dei tassi della Bce sia
altamente improbabile, anche se
l’inflazione nominale si attesterà a
livelli superiori al 2% nel 2022».
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sabato 2 ottobre 2021
Dollaro super e sterlina debole - previsioni fine 2021 e opinioni
13:34
Mirko
Settimana Forex caratterizzata dalla forza del dollaro che recupera quota 1,15 contro euro. Soffre invece la sterlina a causa dei problemi di approvvigionamento post Brexit. Le analisi.
Dollaro - Euro
La Federal Reserve inizia a preparare la strategia di
uscita dagli stimoli eccezionali messi in campo per
fermare l’impatto economico della pandemia. Jerome
Powell, il presidente dell’Autorità monetaria Usa, ha
dichiarato l’avvicinamento all’obiettivo del tapering, la
riduzione delle iniezioni di denaro con l’acquisto di titoli
sul mercato. Il primo rialzo dei tassi potrebbe avvenire
entro il prossimo anno e gli operatori si portano avanti,
comprando dollari e spingendo il cambio contro l’euro
sotto quota 1,17, un livello che non si vedeva da oltre
un anno. L’incombere del tetto sul debito e dello
shutdown, inoltre, non hanno mai preoccupato gli
investitori. L’appuntamento clou ora è a novembre, alla
prossima riunione del comitato della Fed.
Sterlina debole
La sterlina ha perso peso da metà agosto e negli ultimi
giorni il cambio è salito sopra 0,86 contro euro, cedendo
oltre un punto percentuale in un paio di sedute. Non è
solo questione di Brexit. La crisi energetica che è
esplosa nel Regno Unito e che sta bloccando le
fabbriche e le attività in generale ha messo un carico da
novanta sulla valuta inglese, collassata anche contro
dollaro. C’è un forte rallentamento economico in atto,
ma l’inflazione morde al +3,2%, tanto che la Banca
d’Inghilterra si era esposta dichiarando un possibile
rialzo dei tassi già entro la fine dell’anno. Un bel dilemma
per Andrew Bailey, il governatore della banca centrale,
che deve cercare di contenere i prezzi senza frenare il
ritmo della crescita, anche solo con le parole.
lunedì 13 settembre 2021
Previsioni Euro e Dollaro settembre 2021
13:37
Mirko
Vediamo le previsioni relative al dollaro e all'euro per il mese di settembre 2021, alla luce delle novità e possibili mosse delle banche centrali, oltre che dei trend di mercato.
Dollaro
USD – Il dollaro è risalito ieri, favorito da una salita dei rendimenti USA e da un nuovo aumentodella risk aversion. Se i rendimenti e/o l’avversione al rischio dovessero salire ancora il recuperodel biglietto verde proseguirebbe, ma intanto domani il focus sarà sull’esito della riunione BCE,che potrebbe vedere il dollaro muoversi di riflesso alla reazione dell’euro. Domani saranno daseguire anche i dati sui sussidi di disoccupazione USA, soprattutto in caso di ampiesorprese/delusioni. Dopodiché l’attenzione tornerà sugli altri dati USA, a partire da quelli diinflazione la settimana prossima, in attesa dell’importante FOMC del 22 settembre.Euro
EUR – L’euro è sceso ieri di riflesso alla salita del dollaro, mantenendosi comunque in area 1,18EUR/USD. Domani il focus sarà sulla riunione BCE, dalla quale ci si attende una revisionemigliorativa dello scenario macro dell’area e l’indicazione di un passaggio a un ritmo di acquistiPEPP più moderato. L’euro potrebbe beneficiarne, ma probabilmente di poco (entro 1,19-1,20EUR/USD) e per poco, in quanto l’avvicinarsi del tapering Fed dovrebbe favorire il dollaro a livellogeneralizzato.
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lunedì 15 marzo 2021
2021 è il momento di investire sul dollaro?
09:38
Mirko
Dopo mesi di tendenza al ribasso
il dollaro Usa si è risvegliato. Nelle
ultime settimane il dollar index, che
sintetizza il valore del biglietto verde
verso il resto del mondo, è risalito
dai minimi di 89 punti di inizio anno
portandosi in area 92. Un recupero
significativo che interroga il mercato:
siamo di fronte a un semplice
rimbalzo oppure il dollaro Usa sta
creando le basi per un’inversione
rialzista più strutturale?
Difficile rispondere
alla domanda in questo
momento.
Dallo scoppio della pandemia il
rafforzamento del dollaro ha sempre
coinciso con fasi di fuga dal rischio
per il mercato. E anche il recente
rimbalzo è andato di pari passo
a una maggiore volatilità sull’azionario
a partire dal Nasdaq. Il
fattore scatenante del movimento
del dollaro è sicuramente da rintracciare
nell’aumento dei rendimenti
dei titoli di Stato.
Il governativo
decennale si è portato all’1,6% per
le previsioni di ripresa economica
più solida e anche per le aspettative
di ripresa dell’inflazione. Il differenziale
di rendimento con i governativi
europei è salito e questo ha favorito il rialzo del biglietto verde. La
prossima settimana è in programma
il meeting del comitato di politica
monetaria della Fed e quello sarà
un appuntamento importante per
capire la direzionalità del dollaro.
Tutto questo si è tradotto in un
indebolimento di euro-dollaro, che
è scivolato ai minimi da novembre
sotto area 1,20. In particolare il cross
è andato a toccare un minimo poco
sopra 1,18 testando la media a 200
periodi.
Quest’ultima è il tradizionale
spartiacque tra mercato rialzista
e ribassista. Venne superata al
rialzo dall’euro a fine maggio e da
allora il cambio si è sempre mosso al
di sopra andando a toccare un top di
1,235all’inizio del 2021. Il mercato
ha fatto scattare delle ricoperture in
prossimità di questi livelli sensibili.
Il vero banco di prova è rappresentato
dalla riconquista di area 1,1950
dove si posizionano alcune importanti
resistenze.
La riconquista e il
netto superamento di questo livello
potrebbero riportare un tono positivo
intorno all’euro spingendolo
verso il primo potenziale target di
1,21.
La partita si decide in quest settimane.
Sotto 1,195 i rischi di ulteriori
ribassi restano sempre in piedi
con potenziale target in area 1,165.
Ancora più vistoso il recupero del
dollaro Usa verso lo yen. Il secondo
cross più importante al mondo si è
portato ai massimi da giugno in
area 108. La progressione è stata
molto decisa nelle ultime settimane:
sviluppi sopra 106,5 consentono
di mantenere al dollaro un’impostazione
di breve al rialzo.
martedì 23 luglio 2019
Previsioni euro-dollaro per agosto 2019: due scenari
10:00
Mirko
Le prossime due settimane
saranno
bollenti sul mercato
delle valute e in
particolare sull’euro/
dollaro. Si comincia giovedì
25 luglio con la riunione della
Banca Centrale Europea.
Non potendo toccare il tasso
d’interesse sulle operazioni
di rifinanziamento principale
(tasso Tur) già a zero, l’istituzione
finanziaria potrebbe
sorprendere il mercato con
una ulteriore riduzione del
tasso dei depositi presso la
banca centrale di 10 punti base,
portandolo così dall’attuale
-0.40% a -0.50%, attestandosi
di conseguenza ad un nuovo
minimo storico.
Alcuni analisti inoltre stimano che una delle ultime mosse del presidente Mario Draghi potrebbe essere quella di far ripartire il Qe all’inizio dell’autunno con acquisti nell’ordine di 15 miliardi di euro al mese. Dalla sua parte, Draghi ha l’ultimo dato macroeconomico sull’inflazione che ha visto, nel mese di giugno, attestarsi all’1,3%, dato ancora abbastanza lontano rispetto al target del 2% del mandato della Bce. Se così fosse, è molto probabile che sull’euro/dollaro si assista ad una discesa, anche importante, della moneta unica europea.
Il cambio di riferimento tra l’economia europea e quella americana potrebbe così andare a rompere il supporto dinamico di breve termine con il minimo del 18 giugno scorso a 1,1180 dollari e venutasi a creare con l’unione e la successiva estensione dell’altro minimo segnato il 9 luglio a 1,1193 dollari. L’incrocio con questa trend line si trova a ridosso di 1,12 dollari poco sotto la chiusura di settimana a 1,1220 dollari. In caso di violazione ribassista, il primo obiettivo è a 1,1175 dollari per poi scendere verso i minimi di 1,1130/1,1120 dollari. Sarà proprio quest’ultimo livello, l’ultimo baluardo prima di una discesa di medio termine più importante con primo obiettivo 1,1010 dollari.
Non bisogna però fare i conti senza l’oste, rappresentato dalla Federal Reserve. Durante la prossima riunione del 31 luglio, la banca centrale degli Stati Uniti, sarà alle prese con la necessità di tagliare i tassi di almeno lo 0,25%. La necessità deriva dal fatto che oramai questo taglio del tasso i mercati già lo scontano e a dire la verità scontano in parte anche un taglio nella riunione di settembre. Se queste previsioni dovessero essere rispettate è molto probabile che la tendenza dell’euro/dollaro segua la via precedentemente spiegata, con un rafforzamento conseguente del dollaro.
Tuttavia, l’ostilità del presidente Usa, Donald Trump, verso un biglietto verde forte potrebbe indurre Jerome Powell a fare qualche sorpresa sulla forward guidance della Fed. Se così fosse, il cambio potrebbe essere destinato a salire. I livelli da monitorare in tale situazione sono la resistenza di 1,1325 dollari. Nel caso questa barriera venga meno, l’obiettivo rialzista successivo si trova a 1,14 dollari. Il livello successivo è a ridosso dei massimi relativi di metà gennaio 2019, intorno a 1,1540 dollari. Oltre c’è 1,16 dollari, altro livello spartiacque, superato il quale si aprirebbe una fase rialzista di medio termine. In mezzo a tutto questo ci sono i forex trader che non vedono l’ora di avere un po’ di volatilità sui cambi.
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Alcuni analisti inoltre stimano che una delle ultime mosse del presidente Mario Draghi potrebbe essere quella di far ripartire il Qe all’inizio dell’autunno con acquisti nell’ordine di 15 miliardi di euro al mese. Dalla sua parte, Draghi ha l’ultimo dato macroeconomico sull’inflazione che ha visto, nel mese di giugno, attestarsi all’1,3%, dato ancora abbastanza lontano rispetto al target del 2% del mandato della Bce. Se così fosse, è molto probabile che sull’euro/dollaro si assista ad una discesa, anche importante, della moneta unica europea.
Il cambio di riferimento tra l’economia europea e quella americana potrebbe così andare a rompere il supporto dinamico di breve termine con il minimo del 18 giugno scorso a 1,1180 dollari e venutasi a creare con l’unione e la successiva estensione dell’altro minimo segnato il 9 luglio a 1,1193 dollari. L’incrocio con questa trend line si trova a ridosso di 1,12 dollari poco sotto la chiusura di settimana a 1,1220 dollari. In caso di violazione ribassista, il primo obiettivo è a 1,1175 dollari per poi scendere verso i minimi di 1,1130/1,1120 dollari. Sarà proprio quest’ultimo livello, l’ultimo baluardo prima di una discesa di medio termine più importante con primo obiettivo 1,1010 dollari.
Non bisogna però fare i conti senza l’oste, rappresentato dalla Federal Reserve. Durante la prossima riunione del 31 luglio, la banca centrale degli Stati Uniti, sarà alle prese con la necessità di tagliare i tassi di almeno lo 0,25%. La necessità deriva dal fatto che oramai questo taglio del tasso i mercati già lo scontano e a dire la verità scontano in parte anche un taglio nella riunione di settembre. Se queste previsioni dovessero essere rispettate è molto probabile che la tendenza dell’euro/dollaro segua la via precedentemente spiegata, con un rafforzamento conseguente del dollaro.
Tuttavia, l’ostilità del presidente Usa, Donald Trump, verso un biglietto verde forte potrebbe indurre Jerome Powell a fare qualche sorpresa sulla forward guidance della Fed. Se così fosse, il cambio potrebbe essere destinato a salire. I livelli da monitorare in tale situazione sono la resistenza di 1,1325 dollari. Nel caso questa barriera venga meno, l’obiettivo rialzista successivo si trova a 1,14 dollari. Il livello successivo è a ridosso dei massimi relativi di metà gennaio 2019, intorno a 1,1540 dollari. Oltre c’è 1,16 dollari, altro livello spartiacque, superato il quale si aprirebbe una fase rialzista di medio termine. In mezzo a tutto questo ci sono i forex trader che non vedono l’ora di avere un po’ di volatilità sui cambi.
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lunedì 1 luglio 2019
Previsioni franco svizzero per l'estate 2019
11:30
Mirko
Come spesso accade
nei periodi di
tensione, il franco
svizzero torna a
farsi sentire. Come
si può notare dall’andamento
dell’euro/franco, la continua
discesa del cambio, rispetto
ai massimi relativi d’inizio
maggio di 1,1425 franchi, rispecchia
quasi fedelmente il
crescendo dei timori sull’economia
mondiale. Con la
violazione ribassista del supporto
statico a 1,1150 franchi,
avvenuta nella seduta del 20
giugno scorso, l’ipotesi di
un’ulteriore corsa al franco
si rafforza. Da segnalare
che dopo la rottura ribassista
e il conseguente movimento
che ha portato al minimo del
25 giugno a 1,1060 franchi,
il cambio è ripartito al rialzo
per andare a ritestare l’ex
supporto, ora diventato resistenza,
a 1,1150 franchi.
Questa configurazione è tipica dell’inizio di una fase ribassista. Solo un’inversione, con ritorno sopra la resistenza di 1,1150 franchi, annullerebbe la possibile fase discendente. I forex trader si stanno comunque fregando le mani perché l’attuale impostazione permette un’operatività con il rapporto rischio e rendimento abbastanza contenuto. Supponendo un’entrata short intorno ai prezzi della chiusura settimanale a 1,11 franchi, lo stop loss sull’euro/franco va messo, come anticipato, sopra la resistenza di 1,1150 franchi. Gli obiettivi sono però molto interessanti. Il primo risulta essere in area 1,1060 franchi, sui minimi dell’ottava appena passata, mentre il secondo è in area 1,0980 franchi, in corrispondenza dei massimi relativi del 10 maggio 2017.
Il vero obiettivo però si trova a 1,0826 franchi, sui minimi di giugno 2017. Per operare bisogna essere ben consapevoli che si sta andando contro il volere della banca centrale svizzera che potrebbe attuare qualche manovra eccezionale da un giorno all’altro per tentare di fermare il rafforzamento della propria moneta. Durante la scorsa riunione del board della Bns (Banque National Suisse), avvenuta il 13 giugno scorso, alcuni segnali sono infatti arrivati in tal senso. La banca centrale ha infatti ribadito la propria disponibilità a intervenire se necessario sul mercato dei cambi, considerando la situazione valutaria complessiva. Bisognerà poi vedere gli effetti dell’introduzione del nuovo tasso guida che sostituisce il precedente calcolato come obiettivo per il Libor a tre mesi.
Secondo il governatore Thomas Jordan, tale cambio risiede nella mancanza di garanzie sul futuro del Libor. Il volume di operazioni del mercato monetario su cui si basa il Libor si è fortemente contratto e quindi anche la sua base di calcolo è stata messa in discussione. «Dato che la nostra politica monetaria ha un orientamento di medio termine abbiamo deciso di adeguare già ora la nostra strategia» ha spiegato Jordan. Nello specifico, le previsione di inflazione si sono sempre basate sull’assunto di un tasso di interesse invariato lungo l’intero periodo considerato, pari a tre anni. L’attuale previsione si estende quindi per la prima volta oltre la fine del 2021. La politica monetaria della banca centrale rimarrà dunque accomodante ancora per molto tempo con la possibilità di ulteriori misure eccezionali, come dichiarato dal governatore.
Questa configurazione è tipica dell’inizio di una fase ribassista. Solo un’inversione, con ritorno sopra la resistenza di 1,1150 franchi, annullerebbe la possibile fase discendente. I forex trader si stanno comunque fregando le mani perché l’attuale impostazione permette un’operatività con il rapporto rischio e rendimento abbastanza contenuto. Supponendo un’entrata short intorno ai prezzi della chiusura settimanale a 1,11 franchi, lo stop loss sull’euro/franco va messo, come anticipato, sopra la resistenza di 1,1150 franchi. Gli obiettivi sono però molto interessanti. Il primo risulta essere in area 1,1060 franchi, sui minimi dell’ottava appena passata, mentre il secondo è in area 1,0980 franchi, in corrispondenza dei massimi relativi del 10 maggio 2017.
Il vero obiettivo però si trova a 1,0826 franchi, sui minimi di giugno 2017. Per operare bisogna essere ben consapevoli che si sta andando contro il volere della banca centrale svizzera che potrebbe attuare qualche manovra eccezionale da un giorno all’altro per tentare di fermare il rafforzamento della propria moneta. Durante la scorsa riunione del board della Bns (Banque National Suisse), avvenuta il 13 giugno scorso, alcuni segnali sono infatti arrivati in tal senso. La banca centrale ha infatti ribadito la propria disponibilità a intervenire se necessario sul mercato dei cambi, considerando la situazione valutaria complessiva. Bisognerà poi vedere gli effetti dell’introduzione del nuovo tasso guida che sostituisce il precedente calcolato come obiettivo per il Libor a tre mesi.
Secondo il governatore Thomas Jordan, tale cambio risiede nella mancanza di garanzie sul futuro del Libor. Il volume di operazioni del mercato monetario su cui si basa il Libor si è fortemente contratto e quindi anche la sua base di calcolo è stata messa in discussione. «Dato che la nostra politica monetaria ha un orientamento di medio termine abbiamo deciso di adeguare già ora la nostra strategia» ha spiegato Jordan. Nello specifico, le previsione di inflazione si sono sempre basate sull’assunto di un tasso di interesse invariato lungo l’intero periodo considerato, pari a tre anni. L’attuale previsione si estende quindi per la prima volta oltre la fine del 2021. La politica monetaria della banca centrale rimarrà dunque accomodante ancora per molto tempo con la possibilità di ulteriori misure eccezionali, come dichiarato dal governatore.
mercoledì 13 febbraio 2019
Previsioni sul cambio euro franco svizzero
10:00
Mirko
Il 15 gennaio 2015 la SNB aveva annunciato a sorpresa l’intenzione di abbandonare il peg con
l’euro adottato da settembre 2011 per difendere le esportazioni nazionali, a causa dei crescenti costi di tale
politica. Tale dichiarazione, combinata con le attese per il programma di stimoli della BCE, ha determinato un
crollo dell’EUR/CHF fino a 0.859. La fase di recupero dell’euro ha segnato un primo top in area 1.063 (61.8%
Fibonacci), raggiunto grazie all’immediato effetto del disancoramento sulle esportazioni dalla Svizzera (calate
nel gennaio 2015 dello 0.8% a/a) che ha dato supporto alla moneta unica. Successivamente alcune
dichiarazioni rassicuranti dei policy maker svizzeri, che hanno preferito astenersi dall’introdurre misure anticrisi
a fronte di un’economia nazionale ancora solida, hanno indotto una discesa del cross fino a 1.031 (76.4%
Fibonacci).
Da tale livello l’euro ha ripreso a rafforzarsi sulla scia di tassi ufficiali elvetici saldamente negativi e di nuove esternazioni che definivano il franco “sopravvalutato”: ciò ha portato la moneta comune al nuovo top degli 1.115 (38.2% Fibonacci) da cui è partito a febbraio 2016 un nuovo trend di indebolimento fino al supporto (dapprima resistenza) degli 1.063. Questo deprezzamento è derivato dal ruolo di bene rifugio svolto dalla divisa svizzera di fronte sia al caso Brexit sia al crescente consenso raccolto nel continente dalle forze contrarie all’UE.
E’ stato infatti in coincidenza con la vittoria di Macron che il rapporto ha lasciato definitivamente 1.063 per riprendere il trend rialzista iniziato da 0.859: il movimento ha avuto un’accelerazione a luglio 2017 quando nuove esternazioni della SNB sulla sopravvalutazione del franco hanno determinato anche il golden cross delle medie mobili a 25 e 100 osservazioni. Dopo un ritracciamento a fine gennaio 2018, riconducibile all’esplosione di volatilità registrata dai mercati azionari, l’euro, sostenuto dal supporto a 1.148 (23.6% Fibonacci), ha ripreso veementemente a salire trovando però in 1.200 (livello del precedente cambio fisso) una forte resistenza.
Da quest’ultima soglia infatti il rapporto è tornato sul citato supporto a causa dell’emergere della questione italiana all’interno dell’UE: la crescita dello spread Btp-Bund a maggio 2018 ha favorito infatti la ricerca di sicurezza così come, in agosto, la questione turca; il cambio è quindi sceso a 1.120 da cui, grazie al sostegno della media mobile a 100 osservazioni, ha effettuato un significativo rimbalzo che in ottobre si è però infranto, in seguito al peggioramento del sentiment delle borse, sulla resistenza (prima supporto) di 1.148. Il pessimo finale d’anno che ha caratterizzato l’equity ha trovato riflesso in una nuova flessione del cross dovuta all’apprezzarsi del franco in veste di safe heaven: ciò ha riportato le quotazioni a fine 2018 nuovamente a 1.120.
Con il passaggio al 2019 il cambio di sentiment sulle borse, avvenuto grazie ai progressi nei colloqui USA-Cina e alla svolta dovish della Fed, ha determinato una nuova fase di recupero per il cambio che è riuscito ad oltrepassare le medie mobili a 25 e 100 osservazioni: l’ulteriore conferma consistente nella rottura di 1.148 proietterebbe i prezzi fino a 1.175.
Con che broker operare per investire nel mercato delle valute? Consigliamo Etx Capital se vuoi un operatore europeo affidabile. Se vuoi evitare le nuove norme europee che limitano l'operatività con leva e margini invece fai attenzione ai tanti intermediari spazzatura. Ti consiglio l'australiana IcMarkets con cui operano già molti traders italiani.
Da tale livello l’euro ha ripreso a rafforzarsi sulla scia di tassi ufficiali elvetici saldamente negativi e di nuove esternazioni che definivano il franco “sopravvalutato”: ciò ha portato la moneta comune al nuovo top degli 1.115 (38.2% Fibonacci) da cui è partito a febbraio 2016 un nuovo trend di indebolimento fino al supporto (dapprima resistenza) degli 1.063. Questo deprezzamento è derivato dal ruolo di bene rifugio svolto dalla divisa svizzera di fronte sia al caso Brexit sia al crescente consenso raccolto nel continente dalle forze contrarie all’UE.
E’ stato infatti in coincidenza con la vittoria di Macron che il rapporto ha lasciato definitivamente 1.063 per riprendere il trend rialzista iniziato da 0.859: il movimento ha avuto un’accelerazione a luglio 2017 quando nuove esternazioni della SNB sulla sopravvalutazione del franco hanno determinato anche il golden cross delle medie mobili a 25 e 100 osservazioni. Dopo un ritracciamento a fine gennaio 2018, riconducibile all’esplosione di volatilità registrata dai mercati azionari, l’euro, sostenuto dal supporto a 1.148 (23.6% Fibonacci), ha ripreso veementemente a salire trovando però in 1.200 (livello del precedente cambio fisso) una forte resistenza.
Da quest’ultima soglia infatti il rapporto è tornato sul citato supporto a causa dell’emergere della questione italiana all’interno dell’UE: la crescita dello spread Btp-Bund a maggio 2018 ha favorito infatti la ricerca di sicurezza così come, in agosto, la questione turca; il cambio è quindi sceso a 1.120 da cui, grazie al sostegno della media mobile a 100 osservazioni, ha effettuato un significativo rimbalzo che in ottobre si è però infranto, in seguito al peggioramento del sentiment delle borse, sulla resistenza (prima supporto) di 1.148. Il pessimo finale d’anno che ha caratterizzato l’equity ha trovato riflesso in una nuova flessione del cross dovuta all’apprezzarsi del franco in veste di safe heaven: ciò ha riportato le quotazioni a fine 2018 nuovamente a 1.120.
Con il passaggio al 2019 il cambio di sentiment sulle borse, avvenuto grazie ai progressi nei colloqui USA-Cina e alla svolta dovish della Fed, ha determinato una nuova fase di recupero per il cambio che è riuscito ad oltrepassare le medie mobili a 25 e 100 osservazioni: l’ulteriore conferma consistente nella rottura di 1.148 proietterebbe i prezzi fino a 1.175.
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domenica 10 febbraio 2019
Previsioni euro, dollaro, yen, sterlina e corona per il 2019
09:30
Mirko
Il Dollar Index ha registrato un leggero rialzo nelle ultime
due settimane. Il biglietto verde sta ritrovando
progressivamente vigore dopo aver scontato sia i timori per
un rallentamento della crescita interna sia la svolta dowish
della Fed che nel comunicato dell’ultimo meeting di gennaio
non ha più fatto riferimento ai prossimi rialzi dei tassi. A
riattivare l’appeal per il biglietto verde è stata anche la
distensione delle relazioni tra Washington e Pechino per la
guerra commerciale ed il proseguimento delle trattative della
commissione bipartisan per trovare un accordo sulle leggi di
spesa che hanno causato lo shutdown più lungo della storia.
L’euro ha perso terreno rispetto al dollaro statunitense subendo i deboli dati macroeconomici che hanno fatto crescere i timori in merito ad un rallentamento della crescita dell’Eurozona. A tal proposito, la seconda stima del PMI composito ha visto scendere gli indici di Italia e Francia sotto la soglia fatidica di 50, mentre le vendite al dettaglio dell’Area euro a dicembre hanno corretto più delle attese. Sul fronte monetario, dall’ultimo meeting della BCE, non sono giunte indicazioni in merito alla possibilità del lancio di un nuovo TLTRO ma da Draghi ha confermato che la Banca è pronta ad utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per supportare la crescita in atto.
Lo yen, in qualità di asset rifugio alternativo, ha subito la ritrovata appetibilità del dollaro sulla scia delle buone prospettive per l’economia americana, supportate dai dati sull’occupazione. Durante il periodo considerato la sterlina ha registrato un deciso deprezzamento nei confronti sia del dollaro sia della moneta unica a causa delle incertezze sul fronte Brexit. La premier May incontrerà oggi a Bruxelles i presidenti della Commissione e del Consiglio EU che nei giorni scorsi non hanno lasciato spazio ad alcuna possibilità di rinegoziazione dell’accordo di uscita.
La corona svedese ha perso terreno nei confronti dell’euro nonostante la Riksbank sembri avere un orientamento maggiormente hawkish rispetto alla BCE. Nei giorni scorsi, infatti, il governatore Ingves ha affermato che le mosse di Francoforte verranno valutate con attenzione ma non esiste alcuna connessione che porti la Svezia a seguirle meccanicamente. Ad influire negativamente sul cambio, invece, sono stati alcuni recenti dati macro come nel caso dell’indice PMI e delle vendite al dettaglio.
Il dollaro australiano si è sensibilmente indebolito nei confronti dell’euro, a causa di alcuni deboli dati macro che hanno alimentato le attese di un possibile allentamento della politica monetaria. A riguardo, in seguito al meeting della Banca centrale di martedì scorso, il governatore Lowe ha dichiarato che si è discusso dell’ipotesi di un taglio dei tassi di riferimento se le condizioni economiche dovessero peggiorare, ma al momento il cash rate viene considerato su livelli adeguati.
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L’euro ha perso terreno rispetto al dollaro statunitense subendo i deboli dati macroeconomici che hanno fatto crescere i timori in merito ad un rallentamento della crescita dell’Eurozona. A tal proposito, la seconda stima del PMI composito ha visto scendere gli indici di Italia e Francia sotto la soglia fatidica di 50, mentre le vendite al dettaglio dell’Area euro a dicembre hanno corretto più delle attese. Sul fronte monetario, dall’ultimo meeting della BCE, non sono giunte indicazioni in merito alla possibilità del lancio di un nuovo TLTRO ma da Draghi ha confermato che la Banca è pronta ad utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per supportare la crescita in atto.
Lo yen, in qualità di asset rifugio alternativo, ha subito la ritrovata appetibilità del dollaro sulla scia delle buone prospettive per l’economia americana, supportate dai dati sull’occupazione. Durante il periodo considerato la sterlina ha registrato un deciso deprezzamento nei confronti sia del dollaro sia della moneta unica a causa delle incertezze sul fronte Brexit. La premier May incontrerà oggi a Bruxelles i presidenti della Commissione e del Consiglio EU che nei giorni scorsi non hanno lasciato spazio ad alcuna possibilità di rinegoziazione dell’accordo di uscita.
La corona svedese ha perso terreno nei confronti dell’euro nonostante la Riksbank sembri avere un orientamento maggiormente hawkish rispetto alla BCE. Nei giorni scorsi, infatti, il governatore Ingves ha affermato che le mosse di Francoforte verranno valutate con attenzione ma non esiste alcuna connessione che porti la Svezia a seguirle meccanicamente. Ad influire negativamente sul cambio, invece, sono stati alcuni recenti dati macro come nel caso dell’indice PMI e delle vendite al dettaglio.
Il dollaro australiano si è sensibilmente indebolito nei confronti dell’euro, a causa di alcuni deboli dati macro che hanno alimentato le attese di un possibile allentamento della politica monetaria. A riguardo, in seguito al meeting della Banca centrale di martedì scorso, il governatore Lowe ha dichiarato che si è discusso dell’ipotesi di un taglio dei tassi di riferimento se le condizioni economiche dovessero peggiorare, ma al momento il cash rate viene considerato su livelli adeguati.
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giovedì 23 agosto 2018
Il Forex guida i mercati - il caso lira turca e yuan cinese
09:30
Mirko
Non è un caso che le tempeste più violente delle Borse degli ultimi anni siano partite tutte dal mercato dei cambi. Il dominio delle valute, infatti, non è solo una delle conseguenze dell’automazione dei parterre finanziari, ma è pure un’arma sventagliata nelle ostilità politiche internazionali.
Il Forex (Foreign Exchange Market) è una manna per gli algoritmi delle gestioni dei patrimoni, perché è molto liquido, frequentato da operatori internazionali e aperto quasi ventiquattro ore su ventiquattro. Il collasso della lira turca è un ennesimo esempio (dopo il crollo dello yuan cinese nell’agosto 2015 e del franco svizzero nel gennaio 2016) di come l’avversione al rischio degli investitori si espanda rapidamente e origini proprio dal mercato valutario; la lira turca è deflagrata in poche ore, sebbene da almeno un mese fosse sotto pressione per via dello stato caotico dell’economia e della politica del Paese.
Ed è sempre dal mercato dei cambi che arrivano ingerenze sulle materie prime che, a dispetto della loro limitata disponibilità fisica, finiscono per essere molto vulnerabili alle battaglie «intermonetarie». Alla faccia della de-correlazione delle attività «reali» con azioni e obbligazioni, il settore delle commodity appare soggetto più che mai a oscillazioni veloci (anche per l’utilizzo dei contratti derivati) e succube di alcune divise-guida.
Nel caso dell’oro, spicca il ruolo dello yuan cinese, visto che le riserve della banca centrale del Popolo muovono impressionanti volumi . Si dà il caso - come illustra in un suo blog Kevin Muir, strategist per East West Investment Management - che la svalutazione dello yuan sia sovrapponibile all’andamento dell’oro, fin quasi nelle singole operazioni di scambio.
La spiegazione sta sempre nei rapporti di forza dei cambi: il dollaro è la valuta di denominazione del metallo giallo (e di molte risorse naturali) e il suo apprezzamento sulle divise emergenti accentua il calo fisiologico della quotazione che serve a ristabilire il loro valore relativo. Il rialzo del biglietto verde per Pechino è un antidoto potente al veleno dei dazi (neutralizza l’impatto sull’export) e non vi si oppone di certo; anzi, svaluta la sua moneta e misura i suoi acquisti di oro in yuan anziché in dollari.
Il Forex (Foreign Exchange Market) è una manna per gli algoritmi delle gestioni dei patrimoni, perché è molto liquido, frequentato da operatori internazionali e aperto quasi ventiquattro ore su ventiquattro. Il collasso della lira turca è un ennesimo esempio (dopo il crollo dello yuan cinese nell’agosto 2015 e del franco svizzero nel gennaio 2016) di come l’avversione al rischio degli investitori si espanda rapidamente e origini proprio dal mercato valutario; la lira turca è deflagrata in poche ore, sebbene da almeno un mese fosse sotto pressione per via dello stato caotico dell’economia e della politica del Paese.
Ed è sempre dal mercato dei cambi che arrivano ingerenze sulle materie prime che, a dispetto della loro limitata disponibilità fisica, finiscono per essere molto vulnerabili alle battaglie «intermonetarie». Alla faccia della de-correlazione delle attività «reali» con azioni e obbligazioni, il settore delle commodity appare soggetto più che mai a oscillazioni veloci (anche per l’utilizzo dei contratti derivati) e succube di alcune divise-guida.
Nel caso dell’oro, spicca il ruolo dello yuan cinese, visto che le riserve della banca centrale del Popolo muovono impressionanti volumi . Si dà il caso - come illustra in un suo blog Kevin Muir, strategist per East West Investment Management - che la svalutazione dello yuan sia sovrapponibile all’andamento dell’oro, fin quasi nelle singole operazioni di scambio.
La spiegazione sta sempre nei rapporti di forza dei cambi: il dollaro è la valuta di denominazione del metallo giallo (e di molte risorse naturali) e il suo apprezzamento sulle divise emergenti accentua il calo fisiologico della quotazione che serve a ristabilire il loro valore relativo. Il rialzo del biglietto verde per Pechino è un antidoto potente al veleno dei dazi (neutralizza l’impatto sull’export) e non vi si oppone di certo; anzi, svaluta la sua moneta e misura i suoi acquisti di oro in yuan anziché in dollari.
domenica 19 agosto 2018
Lira turca e dollaro. Su quale valuta puntare ora
10:00
Mirko
In uno scenario dominato dall’angoscia politica delle sanzioni
statunitensi e dagli eventi su Russia e Turchia a causa delle
crescenti tensioni in Medio Oriente e in Europa, prosegue e si
rafforza l’apprezzamento del Dollar Index che nelle ultime due
settimane ha mostrato una performance positiva dello 0.7%
confermando il trend rialzista con una media mobile superiore a
un anno. La corsa dell’indice è stata messa in discussione dai
timori della guerra commerciale con nuove tensioni tra Usa e
Cina e i media statali di Pechino che accusano Washington di
ulteriori imposizioni su prodotti cinesi, avvertendo di avere i
mezzi necessari per rispondere adeguatamente.
L’euro nelle due settimane di riferimento ha perso terreno nei confronti delle principali valute, deprezzandosi anche verso il dollaro. A penalizzare la moneta europea sono stati i dati relativi ai Pmi del mese di luglio relativi alla Zona euro che hanno segnalato un rallentamento dell’attività nell’ultimo mese e un complessivo affievolimento dell’ottimismo per le prospettive economiche della regione. Inoltre, il dollaro ha accentuato il rialzo nei confronti dell’euro grazie all’attrattiva di asset rifugio in un mercato che guarda con timore al nuovo accentuarsi delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino.
In calo lo Yen nonostante le pressioni al rafforzamento che hanno riflesso le preoccupazioni degli investitori riguardo a un aumento delle tensioni geopolitiche dalla guerra commerciale USA-Cina e Brexit. La spinta al rialzo, in particolare sul dollaro, proviene dall’attesa dei colloqui commerciali tra i due Paesi e sulle speculazioni sulle tempistiche con cui BoJ inizierà ad abbandonare la politica espansiva. Il mercato si concentra sui colloqui a Washington di giovedì, in cui il Giappone cercherà di evitare le tariffe sulle esportazioni di automobili e respingerà le richieste degli Usa per un accordo bilaterale di libero scambio.
La sterlina inglese ha subito un consistente ribasso nei confronti delle principali valute internazionali per via dell’aumento del rischio di una no-deal Brexit. Il governatore della Bank of England ha, infatti, recentemente dichiarato che la probabilità di un’uscita del Regno Unito dal blocco europeo senza alcun accordo è ormai “uncomfortably high”. Inoltre, affermazioni simili da parte di diversi esponenti politici inglesi, tra cui il Ministro del commercio, hanno contribuito ad esercitare un’ulteriore pressione negativa sulla valuta.
Il dollaro canadese si è decisamente apprezzato rispetto all’euro e ha registrato un leggero rialzo anche nei confronti del dollaro Usa. Le quotazioni hanno beneficiato della ripresa dei negoziati sul NAFTA dopo la fase di stallo iniziata a giugno, quando gli Stati Uniti avevano introdotto unilateralmente dazi sulle importazioni canadesi e messicane di acciaio e alluminio. Dagli ultimi dati macro emerge una crescita più forte del previsto con un aumento delle esportazioni del 4.1%. Ciò ha alimentato le possibilità che la Bank of Canada possa aumentare i tassi ufficiali, contribuendo a ridurre lo spread di rendimento con il dollaro Usa aumentando l’appetibilità degli investimenti in dollaro canadese.
Il franco svizzero ha registrato un apprezzamento nei confronti della moneta unica. Tale andamento è principalmente dovuto ai solidi fondamentali economici della Svizzera e alla recente decisione della BCE di non rivedere il livello dei tassi prima dell’estate del 2019. Ciò riduce la divergenza con la Swiss National Bank che, dato il livello piuttosto contenuto dell’inflazione, è reticente ad operare prossimamente una stretta monetaria.
L’euro nelle due settimane di riferimento ha perso terreno nei confronti delle principali valute, deprezzandosi anche verso il dollaro. A penalizzare la moneta europea sono stati i dati relativi ai Pmi del mese di luglio relativi alla Zona euro che hanno segnalato un rallentamento dell’attività nell’ultimo mese e un complessivo affievolimento dell’ottimismo per le prospettive economiche della regione. Inoltre, il dollaro ha accentuato il rialzo nei confronti dell’euro grazie all’attrattiva di asset rifugio in un mercato che guarda con timore al nuovo accentuarsi delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino.
In calo lo Yen nonostante le pressioni al rafforzamento che hanno riflesso le preoccupazioni degli investitori riguardo a un aumento delle tensioni geopolitiche dalla guerra commerciale USA-Cina e Brexit. La spinta al rialzo, in particolare sul dollaro, proviene dall’attesa dei colloqui commerciali tra i due Paesi e sulle speculazioni sulle tempistiche con cui BoJ inizierà ad abbandonare la politica espansiva. Il mercato si concentra sui colloqui a Washington di giovedì, in cui il Giappone cercherà di evitare le tariffe sulle esportazioni di automobili e respingerà le richieste degli Usa per un accordo bilaterale di libero scambio.
La sterlina inglese ha subito un consistente ribasso nei confronti delle principali valute internazionali per via dell’aumento del rischio di una no-deal Brexit. Il governatore della Bank of England ha, infatti, recentemente dichiarato che la probabilità di un’uscita del Regno Unito dal blocco europeo senza alcun accordo è ormai “uncomfortably high”. Inoltre, affermazioni simili da parte di diversi esponenti politici inglesi, tra cui il Ministro del commercio, hanno contribuito ad esercitare un’ulteriore pressione negativa sulla valuta.
Il dollaro canadese si è decisamente apprezzato rispetto all’euro e ha registrato un leggero rialzo anche nei confronti del dollaro Usa. Le quotazioni hanno beneficiato della ripresa dei negoziati sul NAFTA dopo la fase di stallo iniziata a giugno, quando gli Stati Uniti avevano introdotto unilateralmente dazi sulle importazioni canadesi e messicane di acciaio e alluminio. Dagli ultimi dati macro emerge una crescita più forte del previsto con un aumento delle esportazioni del 4.1%. Ciò ha alimentato le possibilità che la Bank of Canada possa aumentare i tassi ufficiali, contribuendo a ridurre lo spread di rendimento con il dollaro Usa aumentando l’appetibilità degli investimenti in dollaro canadese.
Il franco svizzero ha registrato un apprezzamento nei confronti della moneta unica. Tale andamento è principalmente dovuto ai solidi fondamentali economici della Svizzera e alla recente decisione della BCE di non rivedere il livello dei tassi prima dell’estate del 2019. Ciò riduce la divergenza con la Swiss National Bank che, dato il livello piuttosto contenuto dell’inflazione, è reticente ad operare prossimamente una stretta monetaria.
lunedì 6 agosto 2018
Previsioni Forex per agosto
11:16
Mirko
Nelle ultime due settimane è continuato il ritracciamento del Dollar Index che ha mostrato una performance di poco al di
sotto della parità (-0.4%). I prezzi hanno anche modificato la
loro condizione rispetto alla media mobile quindicinale,
collocandosi al di sotto della stessa. La corsa dell’indice, che ha
finora caratterizzato nel complesso il 2018 sulle attese di un
progressivo rialzo dei tassi d’interesse da parte della Fed, è
stata frenata dalle recenti esternazioni di Trump che hanno
rivelato insofferenza verso i tassi in crescita e la forza del
dollaro.
A sostenere l’euro nel periodo di analisi sono state principalmente le dichiarazioni dell’Amministrazione Usa a cui si è appena accennato: il presidente Trump non solo ha affermato che nuove strette monetarie “danneggerebbero quanto abbiamo fatto” ma ha anche espressamente fatto riferimento al mercato valutario sottolineando che, in seguito ai rialzi dei tassi, “il dollaro si rafforza e ci toglie vantaggi competitivi”. Ti ricordo che per operare sul dollaro (ma in generale su tutte le principali coppie di valute) ti consigliamo il broker Etx Capital (autorizzato dalla FCA inglese e quotato alla borsa di Londra) che offre le migliori condizioni di spread.
Lo yen ha guadagnato posizioni durante il periodo considerato grazie ad indiscrezioni che vogliono si stia svolgendo, all’interno della BoJ, un’inaspettata discussione in vista del meeting di luglio (che avrà luogo la prossima settimana): il dibattito avrebbe per ora ad oggetto l’individuazione del miglior modo per rendere più sostenibile il massiccio programma di stimolo.
La sterlina inglese ha registrato un discreto ribasso nei confronti dell’euro a causa della diffusione di dati macroeconomici deboli e dell’incertezza politica attorno alla posizione del governo sulla Brexit. Le vendite al dettaglio sono risultate al di sotto delle aspettative e ciò ha aumentato i dubbi circa la possibilità che la Bank of England proceda ad un rialzo dei tassi ufficiali il prossimo mese. Pesano anche i recenti sondaggi sul gradimento del governo May che sembra aver perso l’appoggio dell’opinione pubblica. Buona parte degli elettori britannici vorrebbe un nuovo esecutivo guidato da Boris Johnson per seguire una linea più dura nei negoziati con l’Unione Europea.
Il dollaro canadese ha registrato un deciso apprezzamento nei confronti del dollaro statunitense e un rialzo più contenuto rispetto alla moneta unica. L’andamento positivo è dovuto alle crescenti aspettative circa un ulteriore rialzo dei tassi il prossimo mese per via della forte inflazione e della diffusione di dati positivi sull’economia canadese.
Lo yuan ha registrato un forte deprezzamento sia nei confronti dell’euro che del biglietto verde. Il trend decrescente iniziato a gennaio per via delle guerra commerciale con gli Stati Uniti si è rafforzato a causa delle azioni espansive della People’s Bank of China che ha emesso un prestito di 502 mld di yuan alle istituzioni finanziarie attraverso il canale dei finanziamenti di medio termine. Le autorità di Pechino si stanno adoperando per contrastare il rallentamento dell’economia dopo che il PIL cinese si è rivelato al di sotto delle aspettative nel secondo trimestre 2018.
A sostenere l’euro nel periodo di analisi sono state principalmente le dichiarazioni dell’Amministrazione Usa a cui si è appena accennato: il presidente Trump non solo ha affermato che nuove strette monetarie “danneggerebbero quanto abbiamo fatto” ma ha anche espressamente fatto riferimento al mercato valutario sottolineando che, in seguito ai rialzi dei tassi, “il dollaro si rafforza e ci toglie vantaggi competitivi”. Ti ricordo che per operare sul dollaro (ma in generale su tutte le principali coppie di valute) ti consigliamo il broker Etx Capital (autorizzato dalla FCA inglese e quotato alla borsa di Londra) che offre le migliori condizioni di spread.
Lo yen ha guadagnato posizioni durante il periodo considerato grazie ad indiscrezioni che vogliono si stia svolgendo, all’interno della BoJ, un’inaspettata discussione in vista del meeting di luglio (che avrà luogo la prossima settimana): il dibattito avrebbe per ora ad oggetto l’individuazione del miglior modo per rendere più sostenibile il massiccio programma di stimolo.
La sterlina inglese ha registrato un discreto ribasso nei confronti dell’euro a causa della diffusione di dati macroeconomici deboli e dell’incertezza politica attorno alla posizione del governo sulla Brexit. Le vendite al dettaglio sono risultate al di sotto delle aspettative e ciò ha aumentato i dubbi circa la possibilità che la Bank of England proceda ad un rialzo dei tassi ufficiali il prossimo mese. Pesano anche i recenti sondaggi sul gradimento del governo May che sembra aver perso l’appoggio dell’opinione pubblica. Buona parte degli elettori britannici vorrebbe un nuovo esecutivo guidato da Boris Johnson per seguire una linea più dura nei negoziati con l’Unione Europea.
Il dollaro canadese ha registrato un deciso apprezzamento nei confronti del dollaro statunitense e un rialzo più contenuto rispetto alla moneta unica. L’andamento positivo è dovuto alle crescenti aspettative circa un ulteriore rialzo dei tassi il prossimo mese per via della forte inflazione e della diffusione di dati positivi sull’economia canadese.
Lo yuan ha registrato un forte deprezzamento sia nei confronti dell’euro che del biglietto verde. Il trend decrescente iniziato a gennaio per via delle guerra commerciale con gli Stati Uniti si è rafforzato a causa delle azioni espansive della People’s Bank of China che ha emesso un prestito di 502 mld di yuan alle istituzioni finanziarie attraverso il canale dei finanziamenti di medio termine. Le autorità di Pechino si stanno adoperando per contrastare il rallentamento dell’economia dopo che il PIL cinese si è rivelato al di sotto delle aspettative nel secondo trimestre 2018.
sabato 16 giugno 2018
Euro - dollaro. Previsioni per l'estate 2018
09:30
Mirko
La moneta unica resta sotto pressione. Un calo vistoso nei confronti del dollaro che ha preso il via nella seconda metà di aprile e che si è acuito nelle ultime sedute per effetto della crisi finanziaria italiana.
In poche settimane la divisa del Vecchio Continente è precipitata da 1,25 contro dollaro a 1,15: un calo verticale senza rimbalzi particolarmente significativi. Il cross euro-dollaro è il principale cambio a livello mondiale e da solo rappresenta oltre il 20% degli scambi. Essendo il mercato più liquido al mondo registra solitamente movimenti abbastanza contenuti. Quanto avvenuto in un lasso di tempo ristretto, è un vero cambio di paradigma sul mercato valutario. Per oltre un anno l’euro è stato protagonista grazie a un rally partito nell’aprile del 2017 sull’onda della vittoria di Macron alle presidenziali francesi.
Da aprile 2018 qualcosa si è rotto: i segnali congiunturali del Vecchio Continente hanno cominciato a indebolirsi, il mercato è tornato a prezzare il differenziale dei tassi nettamente a favore degli Usa (che continuano a crescere in termini di Pil in maniera vistosa) e, infine, la crisi politica italiana ha spinto le quotazioni in un’area di forte ipervenduto. Graficamente la discesa è arrivata a testare un’area chiave, quella di 1,15 dove un rimbalzo è da mettere in conto. In quest’area transita una importante trend line proiettata che unisce minimi realizzati nei primi mesi del 2017 e, soprattutto, siamo al test dei livelli della correzione dello scorso novembre.
Una rottura di 1,15 rischierebbe di far precipitare la moneta unica verso la parità contro dollaro. Difficile ipotizzare dove possa arrivare questo rimbalzo. Tecnicamente un target molto importante è dato dall’area tra 1,19 e 1,20 anche per la valenza psicologica. Intorno a questi livelli transita anche la media a 200 nelle ultime settimane. Già il raggiungimento di questo obiettivo sarebbe significativo, difficile ipotizzare oltre per un mercato che sembra essere tornato in mano al dollaro (il dollar index è balzato oltre 94).
Da aprile 2018 qualcosa si è rotto: i segnali congiunturali del Vecchio Continente hanno cominciato a indebolirsi, il mercato è tornato a prezzare il differenziale dei tassi nettamente a favore degli Usa (che continuano a crescere in termini di Pil in maniera vistosa) e, infine, la crisi politica italiana ha spinto le quotazioni in un’area di forte ipervenduto. Graficamente la discesa è arrivata a testare un’area chiave, quella di 1,15 dove un rimbalzo è da mettere in conto. In quest’area transita una importante trend line proiettata che unisce minimi realizzati nei primi mesi del 2017 e, soprattutto, siamo al test dei livelli della correzione dello scorso novembre.
Una rottura di 1,15 rischierebbe di far precipitare la moneta unica verso la parità contro dollaro. Difficile ipotizzare dove possa arrivare questo rimbalzo. Tecnicamente un target molto importante è dato dall’area tra 1,19 e 1,20 anche per la valenza psicologica. Intorno a questi livelli transita anche la media a 200 nelle ultime settimane. Già il raggiungimento di questo obiettivo sarebbe significativo, difficile ipotizzare oltre per un mercato che sembra essere tornato in mano al dollaro (il dollar index è balzato oltre 94).
giovedì 24 maggio 2018
Dollaro ai massimi del 2018. Dove può arrivare?
18:59
Mirko
Dopo settimane di congestione e di fase laterale, il dollaro si è decisamente svegliato con un forte impulso rialzista.
Il dollar index, che sintetizza il valore del biglietto verde contro tutte le altre divise, è balzato dagli 89 punti di metà aprile a quota 93 negli ultimi giorni, il massimo del 2018: il progresso è stato di circa il 5% nell’arco di poche settimane.
Dal punto di vista dei fondamentali molti analisti si attendevano questo movimento, anche se l’intensità ha probabilmente stupito. La stretta monetaria della Fed è ad uno stadio avanzato rispetto alla Bce che mantiene ancora i saggi a zero. Soprattutto negli ultimi mesi si è allargato lo spread di rendimento tra il TNote Usa, intorno al 3%, e il Bund tedesco, in area 0,5%. In particolare il rialzo dei tassi negli States ha spinto il rendimento del biennale Usa al 2,5%. Una cedola ghiotta, per uno strumento risk-free, che ha contribuito ad alimentare gli acquisti di dollari.
Tecnicamente il dollar index ha bucato al rialzo la media a 200 periodi dopo un anno esatto: un segnale importante che potrebbe preludere a un’inversione rialzista stabile. Nel breve sono possibili correzioni, ma è importante che lo stesso indice mantenga quota 92 punti. Da un punto di vista grafico il punto di svolta nel cross euro-dollaro, il cambio più importante, è avvenuto con l’abbandono del supporto di 1,22: un livello che da inizio anno aveva arrestato tutti i tentativi di discesa della moneta unica.
Nelle ultime sedute il pressing di vendite è diventato molto forte e sono quindi possibili rimbalzi da parte dell’euro, ma solo il ritorno sopra 1,22 potrà riportare l’ago della bilancia a favore della divisa unica. Significativo anche il recupero messo a segno da dollaro-yen, il secondo cross più importante e termometro della propensione al rischio dei mercati globali, che ha riconquistato l’area di 109. Si tratta di un livello strategico che deve essere mantenuto per la buona impostazione del biglietto verde.
Dal punto di vista dei fondamentali molti analisti si attendevano questo movimento, anche se l’intensità ha probabilmente stupito. La stretta monetaria della Fed è ad uno stadio avanzato rispetto alla Bce che mantiene ancora i saggi a zero. Soprattutto negli ultimi mesi si è allargato lo spread di rendimento tra il TNote Usa, intorno al 3%, e il Bund tedesco, in area 0,5%. In particolare il rialzo dei tassi negli States ha spinto il rendimento del biennale Usa al 2,5%. Una cedola ghiotta, per uno strumento risk-free, che ha contribuito ad alimentare gli acquisti di dollari.
Tecnicamente il dollar index ha bucato al rialzo la media a 200 periodi dopo un anno esatto: un segnale importante che potrebbe preludere a un’inversione rialzista stabile. Nel breve sono possibili correzioni, ma è importante che lo stesso indice mantenga quota 92 punti. Da un punto di vista grafico il punto di svolta nel cross euro-dollaro, il cambio più importante, è avvenuto con l’abbandono del supporto di 1,22: un livello che da inizio anno aveva arrestato tutti i tentativi di discesa della moneta unica.
Nelle ultime sedute il pressing di vendite è diventato molto forte e sono quindi possibili rimbalzi da parte dell’euro, ma solo il ritorno sopra 1,22 potrà riportare l’ago della bilancia a favore della divisa unica. Significativo anche il recupero messo a segno da dollaro-yen, il secondo cross più importante e termometro della propensione al rischio dei mercati globali, che ha riconquistato l’area di 109. Si tratta di un livello strategico che deve essere mantenuto per la buona impostazione del biglietto verde.
martedì 22 maggio 2018
Dollaro vs Euro, dove può arrivare la moneta americana?
09:30
Mirko
Con l’ulteriore apprezzamento dell’1.0% a due settimane si
conferma l’orientamento rialzista che ha caratterizzato il Dollar
Index nell’ultimo trimestre. I valori dell’indice mostrano una
tendenza crescente rispetto alla moving average a tre mesi. Il
sostegno continua a giungere dalle attese di un progressivo
abbandono della politica monetaria dovish della Fed a fronte di
un’economia che, nonostante alcuni recenti segnali in parte
deludenti ma considerati transitori, continua a confermare il
proprio buono stato di salute.
Non mancano però elementi d’incertezza sul piano geopolitico che favoriscono la ricerca di protezione e quindi dello USD. A tal proposito ci si riferisce sia al protezionismo commerciale che vede coinvolti da protagonisti gli Stati Uniti e la Cina sia alla questione delle sanzioni imposte dagli USA all’Iran in relazione agli armamenti nucleari.
L’euro sull’orizzonte temporale quindicinale ha perso terreno nei confronti delle principali currency, penalizzato dai rinnovati segnali di rallentamento dell’economia europea, forniti anche dal dato sul PIL tedesco al Q1 2018 - inferiore al Q4 2017 - che ha deluso le attese. In un tale contesto c’è da aspettarsi un supporto monetario accomodante della BCE. A tal riguardo, in occasione dell’ultimo meeting, il board non ha discusso di tapering anzi ha confermato i tassi di riferimento ai minimi storici e ha ribadito che resteranno a tali livelli anche dopo il QE.
Lo yen continua a rimarcare il ritracciamento negativo nei confronti del biglietto verde, mentre, rispetto all’euro si è mosso in recupero confermando quanto avvenuto a livello trimestrale e dall’inizio dell’anno. La valuta nipponica continua ad esser favorita, seppur meno rispetto allo USD, dalla condizione risk low e dal cauto ottimismo degli investitori.
Relativamente alla sterlina inglese si segnala un calo nei confronti del dollaro che prosegue dall’inizio dell’anno mentre la valuta inglese si è mossa in controtendenza rispetto allo scorso mese nei confronti dell’euro. Secondo indiscrezioni stampa la Gran Bretagna vorrebbe proporre a Bruxelles di rimanere nell’unione doganale oltre il 2021 dal momento che non è ancora stato raggiunto un accordo interno in merito a tale tema.
Il dollaro canadese ha proseguito il trend di rafforzamento. Tra i principali driver si segnalano sia la ritrovata forza del prezzo del petrolio sia le recenti dichiarazioni di Trump che si è impegnato a trovare presto un accordo con il Canada per la ridefinizione del NAFTA. Tali negoziati restano, perciò, fondamentali per un’economia che vende circa il 75% del proprio export negli USA.
La corona svedese ha risentito positivamente delle parole del vice governatore della Riksbank che ha ipotizzato un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno motivato dai recenti dati macro che confermano una forte ripresa economica. Resta comunque prematuro un cambio di direzione della politica monetaria.
Continua nel trend di discesa rispetto all’euro e allo USD il dollaro neozelandese. Il mercato rimane focalizzato sul primo budget annuale del nuovo governo di centro-sinistra.
Non mancano però elementi d’incertezza sul piano geopolitico che favoriscono la ricerca di protezione e quindi dello USD. A tal proposito ci si riferisce sia al protezionismo commerciale che vede coinvolti da protagonisti gli Stati Uniti e la Cina sia alla questione delle sanzioni imposte dagli USA all’Iran in relazione agli armamenti nucleari.
L’euro sull’orizzonte temporale quindicinale ha perso terreno nei confronti delle principali currency, penalizzato dai rinnovati segnali di rallentamento dell’economia europea, forniti anche dal dato sul PIL tedesco al Q1 2018 - inferiore al Q4 2017 - che ha deluso le attese. In un tale contesto c’è da aspettarsi un supporto monetario accomodante della BCE. A tal riguardo, in occasione dell’ultimo meeting, il board non ha discusso di tapering anzi ha confermato i tassi di riferimento ai minimi storici e ha ribadito che resteranno a tali livelli anche dopo il QE.
Lo yen continua a rimarcare il ritracciamento negativo nei confronti del biglietto verde, mentre, rispetto all’euro si è mosso in recupero confermando quanto avvenuto a livello trimestrale e dall’inizio dell’anno. La valuta nipponica continua ad esser favorita, seppur meno rispetto allo USD, dalla condizione risk low e dal cauto ottimismo degli investitori.
Relativamente alla sterlina inglese si segnala un calo nei confronti del dollaro che prosegue dall’inizio dell’anno mentre la valuta inglese si è mossa in controtendenza rispetto allo scorso mese nei confronti dell’euro. Secondo indiscrezioni stampa la Gran Bretagna vorrebbe proporre a Bruxelles di rimanere nell’unione doganale oltre il 2021 dal momento che non è ancora stato raggiunto un accordo interno in merito a tale tema.
Il dollaro canadese ha proseguito il trend di rafforzamento. Tra i principali driver si segnalano sia la ritrovata forza del prezzo del petrolio sia le recenti dichiarazioni di Trump che si è impegnato a trovare presto un accordo con il Canada per la ridefinizione del NAFTA. Tali negoziati restano, perciò, fondamentali per un’economia che vende circa il 75% del proprio export negli USA.
La corona svedese ha risentito positivamente delle parole del vice governatore della Riksbank che ha ipotizzato un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno motivato dai recenti dati macro che confermano una forte ripresa economica. Resta comunque prematuro un cambio di direzione della politica monetaria.
Continua nel trend di discesa rispetto all’euro e allo USD il dollaro neozelandese. Il mercato rimane focalizzato sul primo budget annuale del nuovo governo di centro-sinistra.
giovedì 10 maggio 2018
Forex, investire su renminbi (yuan)
07:00
Mirko
Nelle ultime settimane Banca Imi e Ubs hanno lanciato rispettivamente un bond e un fondo con un comune denominatore: sono espressi in renminbi (o yuan). La divisa domestica cinese sta diventando sempre più importante a livello internazionale. Si tratta di una valuta non facilmente accessibile al pubblico retail e soggetta a una fluttuazione “controllata” sotto l’occhio vigile dalla Pboc (banca centrale di Pechino).
Negli ultimi due anni si è apprezzata contro dollaro e secondo gli esperti in futuro sarà sostenuta dal dinamismo economico cinese. L’ultimo piano quinquennale della Cina punta a rafforzare il gigante asiatico su scala mondiale e questo sta avvenendo anche acquisendo aziende fuori dai confini nazionali. «La Cina - spiega Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim - si sta proponendo come sostituto degli Usa in Asia e non solo e per fare questa politica ha bisogno di uno yuan forte. La divisa cinese si sta apprezzando da inizio 2017 verso dollaro anche se non è una valuta perfettamente libera di fluttuare. La dinamica invece di euro-yuan risente maggiormente dei movimenti di euro-dollaro».
Negli ultimi mesi si è innestato anche il tema della guerra dei dazi e la Cina ha minacciato di svalutare la divisa. Pechino si sta muovendo su un doppio binario: da un lato apre la propria economia e si espande all’estero sostenendo uno yuan forte, dall’altro minaccia di svalutare se gli Usa insisteranno sul tema dei dazi. «A breve - conclude Cesarano - il rapporto dollaro-yuan potrebbe consolidare o correggere. Mentre in un orizzonte di tre o quattro anni la valuta di Pechino è destinata a rafforzarsi».
Dal 12 aprile è quotata su Mot ed Eurotlx un’obbligazione di Banca Imi denominata in renminbi: scadenza 2 anni, tasso fisso 4,15%, taglio minimo circa 1.300 euro. «Ampliando la nostra gamma di investimenti in valuta anche con il renminbi - spiega Alessandra Annoni, responsabile listed products di Banca Imi - stiamo consentendo agli investitori retail di poter accedere a questa asset class molto importante». Sempre in renminbi su Euromot dal luglio 2016 è quotato un bond della Banca mondiale. Relativamente ai fondi, Ubs Asset management ha lanciato il primo fondo Ucits domiciliato in Lussemburgo che utilizza il renminbi (Cny) come valuta di base. Il fondo investe in obbligazioni domestiche cinesi sia governative, sia corporate.
«Si tratta - spiega Giovanni Papini, ad di Ubs Asset management Italia - del terzo mercato obbligazionario globale e a partire dal 2019 entrerà a far farte degli indici Bloomberg di settore con un peso del 5%. Tutti i portafogli (fondi o gestioni)a benchmark dovranno quindi adeguarsi e il sostegno al mercato sarà significativo. I rendimenti lordi dei bond cinesi oggi mediamente viaggiano intorno al 4,65%. Negli ultimi due anni la valuta si è apprezzata verso il dollaro e ha una volatilità contenuta».
Il modo migliore per operare sulla valuta cinese rimane il forex. Ma attenzione alla scelta del broker. Noi operiamo con Etx Capital, intermediario autorizzato dalla FCA di Londra (non i classici broker inaffidabili di Cipro.) e con ottimi spread.
Negli ultimi due anni si è apprezzata contro dollaro e secondo gli esperti in futuro sarà sostenuta dal dinamismo economico cinese. L’ultimo piano quinquennale della Cina punta a rafforzare il gigante asiatico su scala mondiale e questo sta avvenendo anche acquisendo aziende fuori dai confini nazionali. «La Cina - spiega Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim - si sta proponendo come sostituto degli Usa in Asia e non solo e per fare questa politica ha bisogno di uno yuan forte. La divisa cinese si sta apprezzando da inizio 2017 verso dollaro anche se non è una valuta perfettamente libera di fluttuare. La dinamica invece di euro-yuan risente maggiormente dei movimenti di euro-dollaro».
Negli ultimi mesi si è innestato anche il tema della guerra dei dazi e la Cina ha minacciato di svalutare la divisa. Pechino si sta muovendo su un doppio binario: da un lato apre la propria economia e si espande all’estero sostenendo uno yuan forte, dall’altro minaccia di svalutare se gli Usa insisteranno sul tema dei dazi. «A breve - conclude Cesarano - il rapporto dollaro-yuan potrebbe consolidare o correggere. Mentre in un orizzonte di tre o quattro anni la valuta di Pechino è destinata a rafforzarsi».
Dal 12 aprile è quotata su Mot ed Eurotlx un’obbligazione di Banca Imi denominata in renminbi: scadenza 2 anni, tasso fisso 4,15%, taglio minimo circa 1.300 euro. «Ampliando la nostra gamma di investimenti in valuta anche con il renminbi - spiega Alessandra Annoni, responsabile listed products di Banca Imi - stiamo consentendo agli investitori retail di poter accedere a questa asset class molto importante». Sempre in renminbi su Euromot dal luglio 2016 è quotato un bond della Banca mondiale. Relativamente ai fondi, Ubs Asset management ha lanciato il primo fondo Ucits domiciliato in Lussemburgo che utilizza il renminbi (Cny) come valuta di base. Il fondo investe in obbligazioni domestiche cinesi sia governative, sia corporate.
«Si tratta - spiega Giovanni Papini, ad di Ubs Asset management Italia - del terzo mercato obbligazionario globale e a partire dal 2019 entrerà a far farte degli indici Bloomberg di settore con un peso del 5%. Tutti i portafogli (fondi o gestioni)a benchmark dovranno quindi adeguarsi e il sostegno al mercato sarà significativo. I rendimenti lordi dei bond cinesi oggi mediamente viaggiano intorno al 4,65%. Negli ultimi due anni la valuta si è apprezzata verso il dollaro e ha una volatilità contenuta».
Il modo migliore per operare sulla valuta cinese rimane il forex. Ma attenzione alla scelta del broker. Noi operiamo con Etx Capital, intermediario autorizzato dalla FCA di Londra (non i classici broker inaffidabili di Cipro.) e con ottimi spread.
martedì 8 maggio 2018
Forex, puntare sulle valute asiatiche
10:00
Mirko
Le divise e il debito di Paesi come Cina, Malaysia, Indonesia e Singapore offrono valore e rendimento
La guerra dei dazi e il conflitto siriano stanno lasciando profonde tracce nel mercato dei cambi. Se, infatti, sui parterre azionari gli investitori mostrano di avere un certo autocontrollo, il listino dei cambi riflette senza filtri le incertezze che nascono dalle tensioni internazionali.
Il Foreign Exchange è il mercato più liquido al mondo, attivo per quasi 24 ore su 24; ma, a dispetto della elevata frequenza delle transazioni - o forse proprio per questo motivo - è lì che gli operatori stanno scaricando le maggiori inquietudini, scommettendo sugli avvenimenti politici ed economici per speculare oppure per proteggersi. Tutto ha origine dalla volatilità del dollaro Usa, che non a caso è l’epicentro della guerra dei dazi e del conflitto mediorientale.
Il biglietto verde è anche la valuta di riferimento per molte divise dei Paesi emergenti, a cui sono legate tramite una banda di oscillazione, che permette loro un certo agio senza la necessità di ribilanciare troppo spesso il controvalore. Uno dei casi più noti di valuta collegata al dollaro è quello dello Yuan cinese: proprio le conseguenze sulle Borse della sua svalutazione improvvisa nell’agosto del 2015 costituiscono un precedente che ha lasciato tracce profonde tra i trader e sono un monito a tenere d’occhio la potenza di un mare grande come quello del ForEx. Nei giorni scorsi, a patire di più sono state le monete coinvolte nell’escalation della battaglia commerciale e in quella militare in Siria: il rublo russo e la lira turca.
Un risparmiatore dell’Eurozona non coperto dalle oscillazioni del cambio, nei primi dieci giorni di aprile avrebbe perso oltre il 10% se esposto ad attività finanziarie in rubli (per esempio le azioni legate al settore del gas e delle risorse di base) e sopra il 5% con investimenti in lire turche, già in corso di indebolimento (da inizio anno sono scese dell’11%). Per molti analisti, le valute ad alto beta, cioè quelle che hanno una reattività notevole agli eventi, saranno giocoforza piegate dall’incertezza geopolitica, che è destinata a continuare nel prossimo futuro.
«Ci sono stati deflussi consistenti dagli investimenti in lire turche e in rubli a causa della prossimità alla Siria e alle nuove sanzioni contro la Russia; la tendenza di queste valute a deprezzarsi, infatti, non compensa il potenziale guadagno sul differenziale dei tassi di interesse». Negli ultimi anni, e nel 2017 in particolare, la diversificazione dei portafogli nelle valute emergenti è stata vincente, ma è venuto il momento di fare delle scelte oculate: «Il nostro messaggio - aggiunge Hall - è andare verso Est, dato che preferiamo di gran lunga l’esposizione al debito e alle valute asiatiche; c’è del valore nel credito a breve termine, soprattutto quello societario.
Per un investitore in euro, Paesi come la Cina, l’Indonesia, la Malaysia, Singapore e le Filippine, che hanno conti in attivo e ingenti riserve monetarie differenziate, hanno un valore e un rendimento relativo appetibile». Ancora più difficile, comunque, è identificare delle monete «sicure», perché con queste bufere da una parte all’altra del globo, anche la scelta di un porto riparato non è semplice. Il franco svizzero è troppo svantaggioso con i tassi negativi e lo yen è anch’esso ondivago; la divisa nipponica si è rafforzata in marzo e poi ha iniziato di nuovo a cedere.
Il Foreign Exchange è il mercato più liquido al mondo, attivo per quasi 24 ore su 24; ma, a dispetto della elevata frequenza delle transazioni - o forse proprio per questo motivo - è lì che gli operatori stanno scaricando le maggiori inquietudini, scommettendo sugli avvenimenti politici ed economici per speculare oppure per proteggersi. Tutto ha origine dalla volatilità del dollaro Usa, che non a caso è l’epicentro della guerra dei dazi e del conflitto mediorientale.
Il biglietto verde è anche la valuta di riferimento per molte divise dei Paesi emergenti, a cui sono legate tramite una banda di oscillazione, che permette loro un certo agio senza la necessità di ribilanciare troppo spesso il controvalore. Uno dei casi più noti di valuta collegata al dollaro è quello dello Yuan cinese: proprio le conseguenze sulle Borse della sua svalutazione improvvisa nell’agosto del 2015 costituiscono un precedente che ha lasciato tracce profonde tra i trader e sono un monito a tenere d’occhio la potenza di un mare grande come quello del ForEx. Nei giorni scorsi, a patire di più sono state le monete coinvolte nell’escalation della battaglia commerciale e in quella militare in Siria: il rublo russo e la lira turca.
Un risparmiatore dell’Eurozona non coperto dalle oscillazioni del cambio, nei primi dieci giorni di aprile avrebbe perso oltre il 10% se esposto ad attività finanziarie in rubli (per esempio le azioni legate al settore del gas e delle risorse di base) e sopra il 5% con investimenti in lire turche, già in corso di indebolimento (da inizio anno sono scese dell’11%). Per molti analisti, le valute ad alto beta, cioè quelle che hanno una reattività notevole agli eventi, saranno giocoforza piegate dall’incertezza geopolitica, che è destinata a continuare nel prossimo futuro.
«Ci sono stati deflussi consistenti dagli investimenti in lire turche e in rubli a causa della prossimità alla Siria e alle nuove sanzioni contro la Russia; la tendenza di queste valute a deprezzarsi, infatti, non compensa il potenziale guadagno sul differenziale dei tassi di interesse». Negli ultimi anni, e nel 2017 in particolare, la diversificazione dei portafogli nelle valute emergenti è stata vincente, ma è venuto il momento di fare delle scelte oculate: «Il nostro messaggio - aggiunge Hall - è andare verso Est, dato che preferiamo di gran lunga l’esposizione al debito e alle valute asiatiche; c’è del valore nel credito a breve termine, soprattutto quello societario.
Per un investitore in euro, Paesi come la Cina, l’Indonesia, la Malaysia, Singapore e le Filippine, che hanno conti in attivo e ingenti riserve monetarie differenziate, hanno un valore e un rendimento relativo appetibile». Ancora più difficile, comunque, è identificare delle monete «sicure», perché con queste bufere da una parte all’altra del globo, anche la scelta di un porto riparato non è semplice. Il franco svizzero è troppo svantaggioso con i tassi negativi e lo yen è anch’esso ondivago; la divisa nipponica si è rafforzata in marzo e poi ha iniziato di nuovo a cedere.
sabato 21 aprile 2018
Perché l'euro sale. E quale sarà il trend con il dollaro per fine 2018
15:00
Mirko
La fine del piano espansivo della Bce si avvicina (attualmente fissata al 30 settembre) e così inizia il pressing all’interno del consiglio direttivo sulle modalità con cui dovrà essere schedulato il percorso di “normalizzazione” dei tassi. Edward Nowotny, presidente della Banca centrale d’Austria e membro del board della Bce con diritto di voto, ha alzato la posta ieri, spiegando in un’intervista alla Reuters, che ben vedrebbe la prima stretta nell’ordine di 20 punti base, il doppio rispetto ai 10 che oggi i mercati scontano per la prima parte del 2019.
«Non avrei problemi a portare come primo passo dal -0,4% a -0,2%, il tasso sui depositi prima di rialzare il tasso principale (attualmente pari a zero, ndr)».
Che Nowotny sia un falco e quindi generalmente più proiettato verso politiche più restrittive rispetto ad alcuni colleghi del consiglio era noto. In ogni caso le sue parole hanno suscitato un effetto immediato sul mercato valutario. L’euro ha avuto uno scatto al rialzo di oltre mezza figura portandosi da 1,232 a 1,2380. Dopodiché nel corso della giornata l’accelerazione si è un po’ attenuata ma alla fine il bilancio delle parole di Nowotny è stato quello di imprimere una nuova forza relativa alla moneta unica che negli ultimi 12 mesi può esibire una rivalutazione sul dollaro del 17%. Si può dire che c’è stato un “effetto-Nowotny” sul mercato dei cambi anche perché lo stesso si è sbilanciato sul percorso che la Bce potrebbe seguire nei prossimi mesi.
La Bce dovrebbe comunque tenere un approccio graduale, smantellando prima il programma di acquisto bond da 2.550 miliardi di euro, cosa che spianerebbe in seguito la strada al primo rialzo del costo del denaro dal 2011. I tassi di interesse, ha ribadito, resteranno ai livelli attuali «ben oltre» la fine del piano di stimoli (la Bce non ha fissato scadenze, ma secondo gli esperti il primo giro di vite potrà arrivare ad aprile o maggio 2019). «Questa è la struttura».
Idee più chiare quindi anche per gli investitori. A questo punto l’ipotesi che la Bce prolunghi gli acquisti di titoli anche nel 2019 si è ridotta al lumicino. Dalle parole di Nowotny la sequenza appare piuttosto chiara. I tassi resteranno piuttosto bassi a lungo ma saliranno comunque rispetto agli attuali minimi storici, con il tasso sui depositi (che riguarda le riserve di liquidità che le banche parcheggiano nel conto che hanno presso la Bce) che sarà il primo a muoversi dalle attuale sabbie mobili (-0,4%).
Opera sul cambio sfruttando i migliori broker sul Forex, come Etx Capital (società seria quotata a Londra, evita i tanto pubblicizzati intermediari su Internet che hanno sedi a Cipro o in posti esotici senza controlli)
Che Nowotny sia un falco e quindi generalmente più proiettato verso politiche più restrittive rispetto ad alcuni colleghi del consiglio era noto. In ogni caso le sue parole hanno suscitato un effetto immediato sul mercato valutario. L’euro ha avuto uno scatto al rialzo di oltre mezza figura portandosi da 1,232 a 1,2380. Dopodiché nel corso della giornata l’accelerazione si è un po’ attenuata ma alla fine il bilancio delle parole di Nowotny è stato quello di imprimere una nuova forza relativa alla moneta unica che negli ultimi 12 mesi può esibire una rivalutazione sul dollaro del 17%. Si può dire che c’è stato un “effetto-Nowotny” sul mercato dei cambi anche perché lo stesso si è sbilanciato sul percorso che la Bce potrebbe seguire nei prossimi mesi.
La Bce dovrebbe comunque tenere un approccio graduale, smantellando prima il programma di acquisto bond da 2.550 miliardi di euro, cosa che spianerebbe in seguito la strada al primo rialzo del costo del denaro dal 2011. I tassi di interesse, ha ribadito, resteranno ai livelli attuali «ben oltre» la fine del piano di stimoli (la Bce non ha fissato scadenze, ma secondo gli esperti il primo giro di vite potrà arrivare ad aprile o maggio 2019). «Questa è la struttura».
Idee più chiare quindi anche per gli investitori. A questo punto l’ipotesi che la Bce prolunghi gli acquisti di titoli anche nel 2019 si è ridotta al lumicino. Dalle parole di Nowotny la sequenza appare piuttosto chiara. I tassi resteranno piuttosto bassi a lungo ma saliranno comunque rispetto agli attuali minimi storici, con il tasso sui depositi (che riguarda le riserve di liquidità che le banche parcheggiano nel conto che hanno presso la Bce) che sarà il primo a muoversi dalle attuale sabbie mobili (-0,4%).
Opera sul cambio sfruttando i migliori broker sul Forex, come Etx Capital (società seria quotata a Londra, evita i tanto pubblicizzati intermediari su Internet che hanno sedi a Cipro o in posti esotici senza controlli)
martedì 17 aprile 2018
Previsioni 2018 euro sterlina
08:30
Mirko
Nella parte centrale del 2015 il rapporto EUR/GBP è arrivato in area 0.70 continuando
a tenere una dinamica volatile per tutto l’anno. L’ampio trading range – tra 0.70 e 0.74 è terminato
solo a dicembre quando, diversamente dalla Fed, la Bank of England non ha alzato i saggi
chiarendo come le condizioni fossero cambiate per prevedere un rincaro del costo del denaro.
L’ulteriore aggiunta di dati macro deludenti per la crescita interna, ha alimentato la debolezza del
pound.
Tecnicamente, l’impennata del cambio partita a fine 2015 è proseguita nella prima parte del 2016, violando di slancio tutte le moving average e riportando i corsi sopra gli 0.81 circa; successivamente, intorno a giugno, si è avuto un pull-back sulla MA100 per l’attesa della possibile vittoria del “NO” nel referendum sull’uscita del Regno Unito dalla UE.
L’esito, viceversa, favorevole alla Brexit, ha provocato una nuova ondata di vendite sul pound, che ha condotto l’EUR/GBP a un altro strappo al rialzo, oltre quota 0.85; la decisione poi presa a fine estate 2016 dalla BoE di tagliare il tasso target (-25 bps) e incrementare il QE ha prodotto una nuova accelerazione del cross che in poco tempo ha raggiunto area 0.875, per poi segnare il top a 0.94.
Il successivo andamento del rapporto è stato influenzato soprattutto dai negoziati con l’UE per la determinazione delle condizioni di abbandono: in un quadro di elevata volatilità, dopo la tenuta del supporto in area 0.84 (38.2% Fibonacci), le difficoltà interne ed esterne al proprio partito che la premier May ha dovuto affrontare nella conduzione delle trattative hanno rispedito i prezzi vicino al suddetto massimo che però ha agito come resistenza; ne è derivata una fase di lateralità in cui la sterlina ha anche beneficiato del rialzo del tasso target (+25 bps) operato dalla BOE ad inizio novembre 2017.
Lo stretto trading range che si è sviluppato attorno a 0.88 (23.6% Fibonacci) sembra non avere riscontrato ancora una decisa rottura, anche se il recente via libera condizionato al periodo transitorio e la pubblicazione delle linee guida dell’UE sul quadro normativo per i futuri rapporti con il Regno Unito stanno concentrando gli scambi sul lato inferiore del canale.
Opera sul cambio sfruttando i migliori broker sul Forex, come Etx Capital (società seria quotata a Londra, evita i tanto pubblicizzati intermediari su Internet che hanno sedi a Cipro o in posti esotici senza controlli).
Tecnicamente, l’impennata del cambio partita a fine 2015 è proseguita nella prima parte del 2016, violando di slancio tutte le moving average e riportando i corsi sopra gli 0.81 circa; successivamente, intorno a giugno, si è avuto un pull-back sulla MA100 per l’attesa della possibile vittoria del “NO” nel referendum sull’uscita del Regno Unito dalla UE.
L’esito, viceversa, favorevole alla Brexit, ha provocato una nuova ondata di vendite sul pound, che ha condotto l’EUR/GBP a un altro strappo al rialzo, oltre quota 0.85; la decisione poi presa a fine estate 2016 dalla BoE di tagliare il tasso target (-25 bps) e incrementare il QE ha prodotto una nuova accelerazione del cross che in poco tempo ha raggiunto area 0.875, per poi segnare il top a 0.94.
Il successivo andamento del rapporto è stato influenzato soprattutto dai negoziati con l’UE per la determinazione delle condizioni di abbandono: in un quadro di elevata volatilità, dopo la tenuta del supporto in area 0.84 (38.2% Fibonacci), le difficoltà interne ed esterne al proprio partito che la premier May ha dovuto affrontare nella conduzione delle trattative hanno rispedito i prezzi vicino al suddetto massimo che però ha agito come resistenza; ne è derivata una fase di lateralità in cui la sterlina ha anche beneficiato del rialzo del tasso target (+25 bps) operato dalla BOE ad inizio novembre 2017.
Lo stretto trading range che si è sviluppato attorno a 0.88 (23.6% Fibonacci) sembra non avere riscontrato ancora una decisa rottura, anche se il recente via libera condizionato al periodo transitorio e la pubblicazione delle linee guida dell’UE sul quadro normativo per i futuri rapporti con il Regno Unito stanno concentrando gli scambi sul lato inferiore del canale.
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sabato 7 aprile 2018
Previsioni sul dollaro dopo i rialzi della Fed
09:30
Mirko
Il primo meeting del Fomc della Fed sotto la presidenza Powell non ha fino a questo momento risollevato le sorti del dollaro. La banca centrale ha portato i tassi di riferimento all’1,75% lasciando intendere che ci saranno altre due strette nel 2018 con i tassi attesi al 2,15%. Sono state riviste anche al rialzo le stime di crescita, ma tutto questo non è bastato a dare tono al dollaro. Evidentemente le aspettative del mercato relative alle strette e soprattutto in tema di inflazione sono rimaste deluse.
Il dollar index, che sintetizza il valore del biglietto verde nei confronti delle principali divise, resta molto debole. Si muove in area 89 punti, ancora distante dalla resistenza in area 91 il cui superamento potrebbe rappresentare un primo segnale di forza della valuta di riferimento a livello internazionale.
Questo si traduce in un ’impostazione di fondo che resta ancora favorevole alla moneta unica. Il principale cross internazionale, euro-dollaro, resta ancora impostato al rialzo sebbene fino a questo momento ogni tentativo di andare oltre 1,25 sia fallito. Il livello strategico di medio termine è rappresentato dall’area di 1,2030: fino a quando le contrattazioni si manterranno sopra questo supporto l’euro resta ben impostato. Parallelamente il dollaro resta debole anche verso la seconda divisa globale, lo yen.
Il cross in questione fatica a riconquistare area 107. Il rapporto tra dollaro e divisa nipponica è un ottimo termometro per il rischio a livello globale: un suo indebolimento solitamente va a braccetto con un deterioramento del quadro per l’azionario. E sul mercato i primi segnali si stanno concretizzando. È necessario quindi che il cross si riporti sopra 107 per dare un contesto di maggiore serenità ai listini azionari globali.
Tutto questo parallelamente si traduce anche in una buona tenuta dell’oro, che si mantiene stabile sopra area 1.300 dollari e che soprattutto ha interrotto la striscia negativa dell’ultimo anno che lo vedeva perdere costantemente forza relativa nei confronti di Wall Street.
Per operare sul Forex, utilizza un broker affidabile oltre che autorizzato. Noi operiamo con Etx Capital, intermediario inglese storico regolato dalla FCA di Londra.
Questo si traduce in un ’impostazione di fondo che resta ancora favorevole alla moneta unica. Il principale cross internazionale, euro-dollaro, resta ancora impostato al rialzo sebbene fino a questo momento ogni tentativo di andare oltre 1,25 sia fallito. Il livello strategico di medio termine è rappresentato dall’area di 1,2030: fino a quando le contrattazioni si manterranno sopra questo supporto l’euro resta ben impostato. Parallelamente il dollaro resta debole anche verso la seconda divisa globale, lo yen.
Il cross in questione fatica a riconquistare area 107. Il rapporto tra dollaro e divisa nipponica è un ottimo termometro per il rischio a livello globale: un suo indebolimento solitamente va a braccetto con un deterioramento del quadro per l’azionario. E sul mercato i primi segnali si stanno concretizzando. È necessario quindi che il cross si riporti sopra 107 per dare un contesto di maggiore serenità ai listini azionari globali.
Tutto questo parallelamente si traduce anche in una buona tenuta dell’oro, che si mantiene stabile sopra area 1.300 dollari e che soprattutto ha interrotto la striscia negativa dell’ultimo anno che lo vedeva perdere costantemente forza relativa nei confronti di Wall Street.
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