lunedì 6 febbraio 2017

Perché il dollaro con Trump scenderà

È vulgata comune che il biglietto verde continuerà a crescere. Motivo: se l’economia va, la Banca centrale continuerà ad alzare i tassi e gli Usa saranno appetibili come meta d’investimento. Tutti vorranno comprare dollari per investire in bond americani. Trump non è allineato al dogma del dollaro forte e potrebbe preferire una valuta più debole, ma per un anno non potrà mettere le mani sulla Fed (il governatore è in carica fino al 2018) e non potrà influenzare direttamente i tassi. La Yellen (scelta da Obama) per un anno manterrà l’indipendenza dell’istituto. Se i dazi faranno calare le importazioni vorrà dire che meno dollari usciranno dagli States per comprare lavatrici e questo nel breve periodo rafforzerà il biglietto verde. Diciamo nel breve perché come visto i dazi sono una misura inflattiva e alla lunga l’inflazione deprezza le valute, ma non è un fenomeno dietro l’angolo. Tra l’altro quanto successo con le precedenti amministrazioni repubblicane (Reagan e Bush jr): all’inizio del mandato il dollaro si è rafforzato, per poi calare.

C’è anche chi alla vulgata comune si oppone. Si chiama Steen Jakobsen, lavora per Saxo Bank come direttore degli investimenti e ha imbroccato in largo anticipo sia Brexit sia la vittoria di Trump, per cui ora le sue idee sono ascoltate. Che dice? Che Trump è per il dollaro debole, quindi si attiverà proprio in questa direzione, e che Trump farà come Nixon nel 1971 quando alzò le barriere doganali con una tassa del 10%: successivamente crollò il sistema di Bretton Woods e il dollaro svalutò. Per Jakobsen il biglietto verde calerà. Trump lo preferirà debole, i mercati non gli andranno contro, ma non sono ancora chiari i dati di contorno. Bretton Woods era un sistema di cambi fissi costruito intorno al dollaro Usa convertibile in oro. Cambi fissi non vuol dire che siano uguali per sempre, di tanto in tanto si dovevano fare svalutazioni e rivalutazioni delle singole valute per aggiustare il sistema e tenerlo in equilibrio. Nel corso dei venti e più anni della sua vita, questi aggiustamenti furono fatti solo in parte perché politicamente difficili. Negli anni ‘70 si erano accumulate tensioni sufficienti a spiegare il terremoto che seguì. Se guardi il grafico il calo del dollaro fu evidente col marco tedesco, meno col franco francese, non ci fu con la lira.

Oggi con 1 euro ti porti a casa 1,07 dollari e siamo sotto la sua media storica dei cambi col franco prima e con l’euro poi (il valore è 1,21). Possiamo prendere il franco come riferimento (meno forte del marco, almeno fino alla fine degli anni ‘80, più forte della lira), vedi grafico La storia insegna. Si può dire che la valuta è sostanzialmente “arrivata” a destinazione. Restano ampi margini di fluttuazione: da quando c’è l’euro (1999) il suo valore è sempre stato tale che con 1 euro ti portavi a casa tra 0,85 e 1,60 dollari, in teoria sono aperte sia le vie di un calo sia quelle di un rafforzamento, tanto più che salvo uno 0,4% di inflazione media in più negli Usa, la dinamica dei prezzi dal 1999 si è assomigliata sulle due rive dell’Atlantico.

In soldoni le basi delle due valute sono molto simili. C’è un altro dato molto importante, quello dei rendimenti obbligazionari. Nel grafico Tassi e valute puoi notare che, salvo nel 2008, l’epoca del crack Lehman, quando i tassi sono più alti negli Usa rispetto all’Eurozona il dollaro sale e viceversa scende. Il che è intuitivamente logico: rendimenti più alti attirano denaro. Questa è la fase che stiamo vivendo. In particolare se pure c’è molta incertezza sull’andamento dell’economia europea, c’è una visione positiva dell’economia Usa e i tassi, più elevati dove l’economia va meglio, dovrebbero restare più alti negli Usa, e questo ben depone per il dollaro. Aggiungiamo che la telenovela Brexit potrebbe dare una patina di incertezza all’intero contesto europeo.

La nostra posizione di mantenere i bond in dollari che già hai è confermata. Quando alla speculazione che ti abbiamo consigliato, puoi mantenere quello che già hai, ma, visto che il dollaro è sostanzialmente arrivato, non ha molto senso fare nuovi acquisti se intendi solo approfittare dell’effetto “bene rifugio” della valuta Usa, a meno di non scommettere su rendimenti molto elevati. Non è ancora del tutto chiaro che cosa farà Trump e quindi dovremo tenere continuamente monitorata la situazione.

Se investi sul Forex, puoi sfruttare le turbolenze del 2017 che colpiranno la coppia Eur-Usd. Sceglie broker affidabili e convenienti, altrimenti oltre al rischio di perder soldi, pagherai un sacco in commissioni virtuali (spread). Il miglior broker forex per la coppia euro-dollaro (e non solo) è al momento ETX Capital, autorizzato da FCA e quotato alla Borsa di Londra (più affidabile di così!).


martedì 3 gennaio 2017

Previsioni Forex nel 2017 - l'anno del dollaro?

Sul mercato dei cambi il 2016 verrà ricordato come l’anno della Brexit e l’anno in cui il dollaro americano ha avuto il sopravvento sulle principali valute mondiali. Euro, yen e sterlina inglese si sono infatti indebolite nei confronti del dollaro Usa, che rimane pertanto la valuta più forte dell’intero panorama internazionale (il dollar index, ad esempio, ha strappato al rialzo con estrema decisione e si è spinto oltre quota 103,50, massimi degli ultimi 15 anni). Nelle analisi che seguono è stata esaminata la situazione dei principali cross valutari, al fine di individuare le tendenze e i livelli grafici più importanti che dovranno essere monitorati nelle prime settimane del 2017.

Euro/dollaro. Il cambio, dopo essersi scontrato con la solida resistenza grafica posta a quota 1,13, ha subito una brusca flessione ed è sceso fino a un minimo di 1,0350. La struttura tecnica di medio termine rimane pertanto precaria ed è confermata dalla posizione short dei principali indicatori direzionali. Da un punto di vista grafico, tuttavia, solo una discesa sotto 1,0350 potrebbe fornire un nuovo segnale ribassista, con un primo obiettivo a 1,0310- 1,0305 e un secondo obiettivo attorno a 1,0275-1,0270. Un rimbalzo, favorito dal forte ipervenduto di breve termine, dovrà invece affrontare un primo ostacolo a 1,0535-1,0540 e una seconda barriera in area 1,0640-1,0660. Una prima dimostrazione di forza arriverà soltanto con il ritorno 1,0670 ma, prima di poter iniziare una risalita di una certa consistenza, sarà comunque necessaria un’adeguata fase laterale di riaccumulazione.

Per investire sulla coppia Eur-Usd, utilizza il broker ETX , che ti offre il migliore spread sul mercato.

Euro/sterlina. Le quotazioni, dopo essere salite fino a un massimo di 0,9224 (raggiunto all’inizio del mese di ottobre), hanno subito una rapida correzione e sono scese verso il sostegno situato in area 0,8350- 0,83. La tenuta di questa zona assume particolare rilevanza in quanto può favorire la costruzione di una base accumulativa. Un rimbalzo dovrà affrontare un primo ostacolo a quota 0,8630-0,8640: solo il ritorno sopra quest’ultimo livello potrebbe fornire una dimostrazione di forza e innescare un allungo verso 0,8730 prima e attorno a 0,88 in un secondo momento. Da un punto di vista grafico, invece, un nuovo segnale ribassista arriverà con il cedimento di quota 0,83.

Euro/yen. Il cambio, dopo aver superato la resistenza posta a quota 116, ha iniziato un solido movimento rialzista e si è spinto in area 124-124,10. La tendenza di breve termine è quindi positiva: il breakout di 124,10 fornirà pertanto un nuovo segnale long, con un primo target a ridosso di quota 125 e un secondo obiettivo a 125,50- 125,60. Un’eventuale correzione dovrebbe invece arrestarsi a contatto con il supporto situato a ridosso di quota 120,90. Pericolosa una discesa sotto quest’ultimo livello in quanto potrebbe innescare una rapida flessione verso 119,50 prima e in area 118,70-118,50 in un secondo momento. Difficile per adesso ipotizzare un’inversione ribassista di tendenza.

Sterlina/dollaro. Lo shock provocato dalla Brexit ha innescato due brusche ondate ribassiste, con il cable che è sceso a quota 1,28 prima e fino a un minimo di 1,20 in un secondo momento. Il quadro tecnico di medio periodo rimane pertanto precario: per le prossime sedute è importante che il cambio rimanga al di sopra del sostegno situato in area 1,215- 1,21. La tenuta di questa zona può favorire una fase riaccumulativa, premessa indispensabile per poter iniziare una risalita di una certa consistenza. Solo il ritorno sopra 1,2750 potrebbe tuttavia provocare un’inversione rialzista di tendenza.

Dollaro/yen. Il cambio si trova all’interno di una solida tendenza rialzista di breve termine ed è salito fino ad un massimo di 118,65. Il breakout di quest’ultimo livello aprirà ulteriori spazi di crescita, con un primo target teorico a quota 120 e un secondo obiettivo attorno a 121,40-121,50. Un’eventuale correzione troverà invece un primo sostegno a quota 114,80- 114,75 e un secondo supporto a ridosso di 113. Difficile per adesso ipotizzare un’inversione ribassista di tendenza.

Dollaro americano/dollaro neozelandese. Le quotazioni, dopo aver testato il sostegno situato a 1,3830-1,38, hanno compiuto un veloce balzo in avanti e sono salite fino a 1,45. L’analisi dei principali indicatori quantitativi evidenzia un interessante rafforzamento della pressione rialzista, con l’Macd e il Parabolic Sar che si sono girati in posizione long. Dopo una breve pausa di consolidamento (pullback) al di sopra di 1,415 è pertanto probabile un nuovo allungo, con un primo target a 1,4650 e un secondo obiettivo in area 1,4760-1,4780.




lunedì 2 gennaio 2017

Opinioni su ETX - broker forex affidabile?

opinioni etx capital
Etx Capital è un broker forex costituito nel 2002 e autorizzato dalla FCA inglese . E’ una società posseduta da Monecor Limited, società fondata nel 1965 e quotata alla Borsa di Londra. Non è insoma il solito intermediario improvvisato nato sull’onda del successo del Forex.

Etx Capital è conosciuto per l’ampia gamma di strumenti finanziari che mette a disposizione: valute forex, spread betting, CFD, opzioni binarie, azioni, materie prime (petrolio, oro, metalli), indici.

Affidabilità e sicurezzza di ETX

ETX Capital gode di un’alta reputazione fra i traders (attualmente sono oltre 51.000 i clienti investitori).
Non è semplicemente registrato alla FCA (come altri operatori del Forex) ma è anche regolata da loro. Per il fatto di esser quotata (tramite la casa madre) in Borsa, deve rispettare tutta una serie di requisiti che la quasi totalità degli intermediari del Forex non è tenuta a seguire. Per esempio, ETX Capital prende sul serio le lamentele a causa della licenza FCA. Hanno un Financial Ombudsman Service esterno per risolvere eventuali problemi che gli investitori possono avere. Sei quindi tranquillo di riceve sempre una risposta e da una fonte indipendente (a differenza dei normaili intermediari che, appena c’è un problema, spariscono o non si prendono responsabilità scaricandole tutte sul traders).

I clienti di ETX Capital ricevono un livello di protezione più elevato dei loro conti, a causa del Financial Services Compensation Scheme. I fondi dell’operatore sono assicurati fino a £ 50.000. I conti sono tutti segregati e tenuti in banche Tedesche o Britanniche con valutazione massima del rating di investimento. E’ quindi uno dei broker forex più sicuri sul mercato, se non il più sicuro in assoluto.

Condizioni 

ETX Capital offre le migliori condizioni sul mercato europeo del Forex, con spread a partire da 0,6 pips (per esempio sulla coppia EUR-USD e altre principali coppie valutarie). Non applicano commissioni sulle operazioni. Si può operare con leva fino a 400:1 partendo con un deposito di 100 euro (consiglio comunque di aprire un conto con almeno 250-300 euro).

Mettono a disposizione diverse piattaforme di trading e consentono di operare anche con gli expert advisors (robot forex). Al fine di gestire e minimizzare i rischi operativi, hai a disposizione una serie di strumenti quali: stop loss, limiti ordine garantiti, alert sui prezzi e trailing stops.

Caratteristiche 


  • Sito Internet: ETX CAPITAL
  • Deposito minimo: 100 euro
  • Servizi offerti: Spread Betting, CFDs, Forex, opzioni binarie
  • Strumenti: Forex, Spread Betting, CFDs, Opzioni binarie, Azioni, Materie prime (oro, petrolio, metalli), Indici
  • Piattaforme di trading: ETX Trader Pro, ETX MT4, ETX Binary
  • Leva: 400:1
  • App: iPhone, iPad & Android
  • Spread a partire da 0,6 pips
  • No commissioni
  • Disponibile in 12 lingue (italiano incluso)
  • Numero di telefono gratuito accessibile dall'Italia e in italiano
  • Stop loss e take profit garantiti
  • Trailing stops
  • Price Alerts
  • One click trading
  • Metodo di pagamento: Carta di credito, bonifico bancario e assegni.

Per maggiori informazioni su bonus e condizioni e per registrarti, visita il loro sito

giovedì 29 dicembre 2016

Broker non autorizzati e fregature sul Forex

DomandaUna cliente mi sottopone un quesito assai complesso, per cui domando il vostro aiuto. Di recente ha aperto un conto presso un broker, precisamente la PrimeFX. Mentre operava all'improvviso ha visto azzerarsi tutte le posizioni in essere. Ha verificato l’esistenza di un’operazione impossibile da effettuarsi, vale a dire la vendita di 10 contratti sul Dax a 8.294,50 con riacquisto a 10.272,46 con una perdita di quasi 500mila euro. L’operazione è impossibile perché quel giorno il Dax non ha affatto toccato quei livelli. Sicura di un errore ha contattato il proprio consulente il quale non ha però più risposto. Un’altra persona le ha risposto che l’operazione era perfettamente regolare e da quel momento in avanti si ha il silenzio totale da parte di PrimeFX nonostante i mille tentativi di contatto. Cosa consigliate di fare?

Risposta. Il racconto è purtroppo tipico di questi ultimi anni: si viene attratti da un banner pubblicitario su internet, o si riceve una telefonata con la quale l’incaricato di una sedicente società di trading, quasi sempre sul Forex o sui Cfd (contratti differenziali), invita ad aprire un conto con poche centinaia di euro. Molto spesso all’inizio si guadagna anche e guarda caso si viene invitati a depositare somme maggiori. Da quel momento iniziano i problemi. Quando va bene si perde solo il deposito iniziale, quando va male si perdono invece somme anche assai consistenti oppure si registra l’impossibilità di prelevare i guadagni. Agire contro questi broker è arduo, dato che sono spesso situati in paesi geograficamente e giuridicamente lontani.

Paradigmatica in questo senso è la testimonianza dell’Aduc (leggi qui). PrimeFX è un marchio commerciale usato dalla Dgx System Limited che risiede nel Commonwealth of Dominica, ai Caraibi. I servizi di regolamento e di pagamento delle operazioni sono invece prestarti dalla scozzese LinkCM LP. Dgx System Limited non è presente nell’albo delle imprese di investimento tenuto dalla Consob. Anche se lo fosse, ciò non vorrebbe dire che si è immuni da giochetti di vario tipo o anche da vere e proprie truffe, dato che l’iscrizione all’albo è facilissima se si è autorizzati in un paese della Ue come Cipro, sede infatti di numerosissimi broker molto poco trasparenti.

Da notare come la newsletter “Consob Informa” n. 49/2015 del 28 dicembre 2015 abbia segnalato che le società Dgx System Ltd e Crlink Limited non sono autorizzate alla prestazione di servizi e attività di investimento in Italia secondo alcuna modalità e quindi anche attraverso il sito internet www.optioncm.com. Spesso i marchi commerciali cambiano proprio per non far apparire queste avvertenze delle Autorità di Vigilanza. Cosa fare? Anche se serve a poco è possibile presentare denuncia-querela nei confronti della società e dei commerciali italiani, i quali commettono abusivismo finanziario non essendo autorizzati nel nostro paese. Le possibilità di recupero delle somme dipendono da vari fattori da approfondire invece anche perché spesso queste aziende falliscono rendendo vana qualsiasi azione.

Il contratto tra cliente e Dgx System Limited prevede una clausola in cui le parti si impegnano a risolvere le controversie mediante una procedura arbitrale da tenersi presso la Camera di Commercio Internazionale di Londra o di altro foro che sia di gradimento di entrambi (leggi qui). Portare la controparte davanti a un giudice italiano è assai complesso anche per questo motivo. Ci sono ulteriori complicazioni che l’avere a che fare con questi broker comportano, ovvero quelle di natura fiscale. I redditi generati, siano essi positivi o negativi, devono infatti essere inseriti in dichiarazione dei redditi, non essendo tali intermediari sostituti di imposta per il fisco italiano. Ancora: occorre compilare il modello RW di dichiarazione della consistenza di strumenti finanziari detenuti all'estero ed anche per assolvere agli obblighi relativi all’Ivafe, vale a dire l’imposta che corrisponde al bollo applicato in Italia su depositi e strumenti finanziari. Alla cliente del lettore suggeriamo pertanto di affidarsi a un’associazione di consumatori specializzate in una materia tanto complessa.

Proprio per evitare fregature sul Forex (non solo di questo tipo, ma anche con broker autorizzati ma poco affidabili) opera con intermediari autorizzati e di affidabilità dimostrata. Noi consigliamo Etx (numero 1 in assoluto) e Markets

lunedì 28 novembre 2016

Il dollaro verso la parità con l'euro

Il biglietto verde galoppa e si avvicina sempre più alla parità con l’euro.

Il dollaro continua a rafforzarsi e ora è arrivato a 1,063 dollari per un euro (+2,6 % settimana scorsa), sostenuto da diversi elementi. Il primo è la Fed, la Banca centrale Usa, che ha affermato che il rialzo dei tassi arriverà “relativamente presto”, scadenza che il mercato ha interpretato come il prossimo dicembre, visto che prevede il rialzo con un 90 % di probabilità. Ma non è tutto. La ricetta economica di Trump, fatta di maggiori spese e tagli delle tasse, promette di stimolare la crescita e su queste prospettive il mercato si aspetta allora che nel 2017 i tassi continueranno a essere alzati – e così il dollaro ha guadagnato ancora terreno.

Infine bisogna anche tenere conto di un terzo elemento. I timori sull’eurozona. Prima di tutto c’è infatti da vedere cosa farà la Banca centrale europea con il piano di acquisto di titoli, ma soprattutto preoccupa la tenuta a livello politico dell’intera zona e le difficoltà di alcuni Paesi, con in testa l’Italia. Lo testimonia come sta andando lo spread – cioè quanto paga in più un BTp decennale italiano rispetto al Bund tedesco di pari durata – arrivato anche sopra i 180 punti.

Tirando le fila di quanto detto, continua a puntare sul dollaro ma fai attenzione ai costi. Sfrutta Forex broker come ETX che fa pagare lo spread più basso in Europa sulla coppia EUR-USD.

domenica 20 novembre 2016

Trump presidente, come investire sul dollaro forte

A distanza di otto sedute dalle elezioni Usa i mercati finanziari hanno confermato la prima forte reazione al risultato delle urne: il dollaro ha proseguito la sua corsa, i mercati obbligazionari internazionali hanno reiterato il balzo dei rendimenti e i metalli preziosi, oro in testa, si sono assestati su un livello di prezzo vistosamente più basso rispetto alla vigilia del voto.
Nel frattempo Wall Street viaggia su quotazioni record, spinta dai settori più favoriti dalla Trumpeconomy e dai titoli a media capitalizzazione, che, avendo all’interno dagli Stati Uniti la gran parte del proprio business, si trovano meno esposti al superdollaro e alle possibili rivisitazioni delle politiche americane rispetto al commercio con l’estero.
Superdollaro di cui hanno goduto i frutti coloro che hanno puntato, come suggerito, sulla moneta americana contro l'euro (utilizzando il broker ETX , che offre le migliori condizioni di spread sulla coppia eur-usd e non solo).

Questo quadro non lascia dubbi interpretativi: l’aumento della spesa pubblica finalizzata soprattutto alla realizzazione di infrastrutture e la riduzione delle imposte, che si trovano ai primi posti del programma elettorale di Donald Trump per un importo che potrebbe essere nell’ordine di 1.000 miliardi di dollari, sono elementi tali da spiazzare l’attuale politica monetaria espansiva della Federal Reserve, che quindi dovrà necessariamente diventare più restrittiva per controbilanciare l’espansività della politica fiscale. In caso contrario l’inflazione Usa rischierebbe seriamente di sfuggire di mano. La genesi del superdollaro. Non è un caso che in campagna elettorale il neo-presidente Usa abbia tacciato la numero uno della Fed Janet Yellen di essere troppo accondiscendente in materia di tassi, mantenendo troppo a lungo il costo del denaro su livelli estremamente ridotti e consentendo così l’insorgere di bolle speculative.

E non è un caso che la Jellen, nell’audizione al Congresso di giovedì 17, nel ribadire la volontà di portare a termine il suo mandato (che scade a fine gennaio 2018, ndr) abbia sottolineato che il secondo ritocco ai tassi potrebbe essere ormai prossimo e che la banca centrale Usa monitorerà da vicino l’andamento delle variabili macroeconomiche chiave per prevenire spinte indesiderate all’inflazione, sebbene il mercato dei lavoro presenti ancora qualche margine di miglioramento. Il riferimento finale alla possibilità che il mantenimento dei tassi sugli attuali bassi livelli per un periodo di tempo eccessivamente lungo sia in grado di incoraggiare un’eccessiva assunzione di rischio, compromettendo la stabilità finanziaria, è stato poi interpretato così: il 14 dicembre si assisterà al secondo rialzo di un quarto di punto del costo del denaro dopo quello di fine 2015, dopodiché la banca centrale americana potrebbe anche muoversi più velocemente nel corso del prossimo biennio per controbilanciare, appunto, la maggiore espansività della politica fiscale.

Questo è lo scenario che dal 9 novembre, giorno dell’ufficializzazione della vittoria di Trump, è stato progressivamente scontato nei prezzi dei titoli di Stato americani: da quel giorno il segmento dei Tips, ossia i T-bond legati all’inflazione (tipo il Btp Italia o il Btpei), ha registrato un cedimento del prezzo che ne ha innalzato il rendimento dello 0,32-0,35%, implicando un tasso di inflazione in crescita dall’1,6% attuale verso la soglia del 2% entro i prossimi 12 mesi. Le stesse attese inflative, e le mosse conseguenti della Fed, hanno mosso al ribasso i prezzi di T-Bond e T-Note (i classici titoli di Stato a tasso fisso) portando il rendimento del decennale dall’1,77% del 4 novembre al 2,3% di oggi e quello del trentennale dal 2,59 al 3,1%; di rilievo anche il balzo dei rendimenti del quinquennale, passati dall’1,22 all’1,67%.

A ruota è seguito il dollaro: l’aspettativa di assistere a una Fed meno colomba rispetto al 2016 ha stimolato gli acquisti della valuta statunitense portando a un rafforzamento del cambio contro tutte le divise.

Il cambio dollaro/yen, partito da quota 105 dell’8 novembre, ha infatti conquistato senza indugio l’importante livello di 106,5-107 per fare rotta verso il successivo obiettivo posto a quota 111,5, corrispondente ai massimi da inizio aprile e stimolando gli acquisti di azioni sulla piazza giapponese (+4,6% del Nikkei dall’8 novembre) grazie alla capacità aggiuntiva di export derivante dall’indebolimento dello yen. L’euro/dollaro si è invece lasciato alle spalle la soglia di 1,08 facendo rotta verso l’obiettivo posto tra 1,055 (massimo stato di forza degli ultimi 12 mesi, raggiunto nel dicembre 2015) e 1,045 (massimo dell’ultimo biennio, segnato nel marzo 2015 in scia all’annuncio del Qe da parte della Bce).

Se quota 1,055-1,045 è potenzialmente raggiungibile entro il 4 dicembre, data del referendum italiano (in riferimento al quale l’eventuale vittoria del no costituirebbe un ulteriore motivo di rafforzamento del biglietto verde), la capacità di spingersi poi verso la parità tra euro e dollaro in un’ottica di ampio respiro, ipotizzata da Goldman Sachs per l’ultimo trimestre del 2017, dipenderà molto dal prossimo meeting della Bce in agenda l’8 dicembre: se in quell’occasione verrà ampliato o prolungato il programma di Quantitative easing in atto (il cui termine è al momento formalmente fissato per marzo 2017), allora si amplierà la divergenza tra politica monetaria della Fed (restrittiva) e quella dell’Eurotower (ultraespansiva) rendendo appunto più a portata di mano la parità tra le due valute.

Punta quindi sul dollaro ma evita di regalare commissioni e spread a banche e intermediari del forex. Con ETX , broker autorizzato inglese, potrai pagare uno spread di soli 0,7.

lunedì 14 novembre 2016

La sterlina inglese torna a salire. Previsioni sul cambio

Si rimescolano le carte per la sterlina. La moneta inglese questa settimana è stata sotto la lente dei forex trader per la sentenza dell’Alta Corte inglese, che ha rimandato la decisione sulla Brexit al Parlamento inglese togliendola di fatto al governo. Il cable ha subito reagito alla notizia ridando forza a una sterlina che si stava avvicinando pericolosamente ai minimi di lungo periodo. Nell’arco di due sedute il cambio sterlina contro dollaro è infatti risalito da 1,22 dollari alla chiusura settimanale di 1,2530 dollari. Tecnicamente, per le prossime sedute, potrebbe esserci un ulteriore allungo finanche il target di 1,2850 dollari. Tale livello rappresentava il supporto (ora resistenza) infranto con il famoso flash crash d’inizio ottobre scorso.

La situazione è tuttavia in evoluzione e risulta piuttosto difficile dare con certezza livelli di target. La decisione infatti rischia di alimentare un prolungato dibattito in un parlamento che a stragrande maggioranza è contro la Brexit. I parlamentari inoltre potrebbero voler conoscere in anticipo la strategia negoziale di Theresa May e cercare di mantenere un legame più stretto con l’Europa prima di dare il via libera all’articolo 50. Il premier May vuole tuttavia evitare qualsiasi interruzione al suo programma di uscita dall’Unione Europea ed ha tentato la carta dell’appello presso la Corte Suprema (che dovrebbe pronunciarsi tra il 7 e l’8 dicembre), ma un ribaltamento del verdetto non è affatto scontato.

In tutto questo trambusto, l’unica certezza è la banca centrale inglese guidata da Mark Carney. Il governatore canadese, alla guida dell’istituzione finanziaria britannica, ha perfino deciso di allungare il suo mandato di un anno (fino al 2019) per poter gestire interamente la transizione della Brexit senza creare tensioni da un eventuale avvicendamento di poltrone in un momento molto delicato. Il mandato di Carney originariamente scadeva nel 2018, ma aveva un’opzione per prolungarlo fino al 2021. Il governatore qualche tempo fa però aveva annunciato di non voler esercitare l’opzione fino al 2021 per poter tornare dalla sua famiglia in Canada, tuttavia, con l’esito della Brexit ha dovuto trovare una via di mezzo. Oltre alla dedizione, a Carney, sono universalmente riconosciute una competenza e una sensibilità economica sopra la media, come ha ulteriormente dimostrato con la decisione di questa settimana di mantenere invariati i tassi d’interesse allo 0,25% e il programma di Quantitative easing.

La BoE si era dimostrata pronta dopo l’esito del referendum Brexit, tagliando dello 0,25% il tasso. Esiste però una variabile che potrebbe rendere la vita del governatore piuttosto difficile: l’inflazione. Il comitato di politica monetaria ha fatto capire che, dopo il taglio dei tassi varato ad agosto, non programma altri tagli del costo del denaro per quest’anno ma che anzi i timori per un’accelerazione dell’inflazione potrebbero «ad un certo punto» supportare la prospettiva di una stretta monetaria. Secondo le previsioni della BoE, l’aumento dei prezzi potrebbe triplicare al 2,7% entro la fine del 2017 e salire del 2,8% nel 2018. Secondo le previsioni del National Institute for Economics anda Social Research (Niesr) invece, l’inflazione salirà dallo 0,7 al 4% l’anno prossimo, con il picco massimo che verrà raggiunto nella seconda metà dell’anno prossimo.